DI ROBERTO SCHENA MICHELE
C’è un episodio comico della vita di G. Leopardi a Napoli. Siccome, notoriamente, era gobbo due volte, davanti sul torace e di dietro sulle spalle, forse per una forma di tubercolosi ossea, quando si recava nelle zone popolari, e per suo divertimento ci andava spesso, la gente al suo passare lo avvicinava chiedendogli di toccare la gobba e di dare qualche numero del lotto. Leopardi, lungi dall’atteggiarsi a indignato uomo di cultura, acconsentiva volentieri distribuendo numeri a destra e a manca a chiunque li chiedesse. Ovviamente gratis. “Prendi questi numeri qui, vedrai che farai tanti soldi”.
Quando ripassava giorni dopo per gli stessi vicoli, la gente delusa e scornata lo scherniva, lanciava al suo indirizzo commenti a dir poco ironici su quanto in realtà portasse sfortuna la sua doppia gobba, davanti e di dietro.
Che cosa ci andasse a fare Leopardi tra i vicoli non si è mai capito bene, si sa che spesso erano visite notturne. Qualcosa mi dice che non era un poeta così vergine e asessuato. E resta il fatto che un uomo del suo rango, un conte benestante, un nome letterario, sebbene deforme in quei tempi non avrebbe avuto alcuna difficoltà a trovare moglie e avere dei figli, la sua ipotizzata eterosessualità avrebbe comunque trovato un compromesso accettabile. Sempre meglio che morire a 39 anni, celibe, disperatamente al seguito dell’alter ego, il bel Ranieri, ingozzandosi di gelati.
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