DI BARBARA PAVAROTTI
Va bene lo Ius soli, ma si potrebbe tornare a parlare anche di salario minimo? Quello che esiste in 22 paesi europei su 28 e su cui l’Italia tergiversa da anni? C’era nel Jobs Act, ma è stato escluso dai decreti attuativi. Lo chiedono i 5 Stelle, 9 euro lordi all’ora, ma è contenuto nella loro proposta sul reddito di cittadinanza, quindi se ne parlerà chissà quando.
Sono anni che per una precisa volontà politica non si riesce a quagliare questo salario minimo che dovrebbe essere imposto per legge. Ma ormai la bolla sta scoppiando, anzi è già scoppiata coi giovani e non solo che guadagnano 2-3 euro l’ora e a fine mese accumulano la bellezza di 300 euro. Quindi, se non ora, quando? Nel pantano del salario minimo c’entrano anche i sindacati, che hanno sempre preferito trattare loro e arrivare a contratti nazionali che garantiscono nei vari settori una retribuzione minima, che va dagli 8,4 euro dell’agricoltura fino ai 14,27 dell’istruzione.
Cifre ampiamente disattese in verità nel vasto mondo del precariato, come tutti sanno. Ampiamente disatteso anche l’equo compenso introdotto dalla legge Fornero per i lavoratori a progetto. I paesi che hanno il salario minimo invece hanno anche un organo indipendente di controllo e sanzioni in caso di mancata applicazione.
Ormai siamo arrivati a un punto in cui il mercato del lavoro è del tutto anti- costituzionale. Ricordate il famoso articolo 36?
“ Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.
Quanti lo rispettano ancora? E se rispettano l’articolo costituzionale, lo fanno malvolentieri. Tutti vorrebbero pagare chi lavora il meno possibile e liberarsi di ogni dovere. E’ sconcertante vedere che in Italia non si trova il modo e il tempo di fissare questo benedetto minimo salario, mentre si litiga sulla legge elettorale e su mille altre questioni. In Europa va dai 174 euro mensili della Bulgaria, paese decisamente povero, ai 1921 del Lussemburgo, paese decisamente ricco. Nel Regno Unito è fissato a 1396 euro, in Francia a 1480, in Olanda a 1551. In Spagna sono 825 euro. La Germania l’ha varato tardi, nel 2015, ammonta a 1498 euro e si è trovata benissimo: ne hanno beneficiato anche i mini jobs e i contratti precari.
Vari studi economici dicono che in Italia il livello ideale sarebbe di 6-7 euro all’ora. Inferiore, d’accordo, ai minimi contrattuali dei vari contratti nazionali (da qui la contrarietà dei sindacati, che temono un livellamento al basso delle retribuzioni), ma in grado sicuramente di mettere fine a troppe ingiustizie. Eppure no, non si può fare. Preferiamo centinaia di misure assistenziali che mettere chi lavora nelle condizioni di ricevere una paga decente. Non investiamo sul futuro, ma sulle mance elettorali. Il salario minimo servirebbe a tutti quelli – e ormai sono tantissimi –non coperti dal contratto nazionale, servirebbe ai precari. Sarebbe il minimo legale. Così invece i giovani sono costretti ad accontentarsi di briciole.
Ma se c’è un livello fissato per legge ogni anno considerato il minimo vitale, che è la pensione minima (501 euro per 13 mensilità) come possono i nostri giovani lavorare per meno di questa cifra?
Tiziana, 27 anni, qualche lavoretto qua e là, è una dei tanti delusi dal governo Pd: “Avevamo grandi speranze, dice, da un governo di sinistra ci si aspettavamo sicuramente maggiore attenzione al lavoro. Invece il Pd dà l’impressione di occuparsi molto di minoranze e non della maggioranza, che siamo noi, i senza lavoro o sottopagati. Sembra essersi specializzato in battaglie di nicchia, lodevoli sicuramente, ma della fetta più grossa degli italiani è come se si fosse dimenticato. Per le battaglie civili, andavano benissimo i radicali. Non è questo che chiediamo a un partito di governo. Insomma questo Pd sembra appassionarsi a tutto ciò che riguarda un gruppo ristretto di persone e ai loro sacrosanti diritti civili. Ma prioritario è il diritto al lavoro. Cosa deve fare uno stato di più importante se non fare in modo che i suoi figli abbiano un lavoro e uno stipendio che permetta loro di vivere?”.
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