DI CHIARA FARIGU

Sta per suonare la campanella che darà il via agli esami di maturità, croce e delizia per migliaia di studenti. Ed inevitabilmente, ansia, stress, crisi di panico, terrore di non aver tutto sotto controllo, di non ricordare più niente si insinuano nella mente dei maturandi, anche di coloro che del “o la va o la spacca” ne hanno fatto il loro modus vivendi. Nel bene o nel male, quei giorni, tra tesine, ripassi, simulazioni varie, prove scritte e orali, sono destinati a restare impressi indelebilmente nella nostra memoria.
Era il 1972 quando sostenni il mio. Frequentavo il liceo classico e, come i miei compagni, ciò che desideravo maggiormente era passare inosservata e non far trasparire quel turbinio di emozioni che affioravano da ogni poro. Impresa davvero titanica per me. Ero infatti una giovanissima signora in attesa di un bambino. A quei tempi ci si sposava presto, soprattutto al Sud, ed io non ho fatto eccezione alla regola. Con gli ormoni che se andavano per i fatti loro e lo scalciare di quell’esserino che non mi dava tregua, ricordo di aver sudato freddo sia durante la versione di greco che l’orale di matematica, le due bestie nere del mio percorso liceale. Ma tutto si risolse nel migliore dei modi e di quelle settimane conservo un piacevolissimo ricordo, compreso lo strappo alla regola della commissione che vietava qualunque uscita prima delle 2 ore agli studenti, ad eccezione della maturanda-futura mamma.
Passano i decenni, cambiano le modalità-regole degli esami, le votazioni non più in sessantesimi ma in centesimi, la formazione delle commissioni, ma una cosa rimane immutata nel tempo: la fifa che attanaglia anche il più preparato o il secchione di turno. E menomale, perché senza quella strizza che tiene svegli la notte prima della prova scritta e anche quelle successive, gli esami perderebbero quel fascino che li caratterizza e che segna lo spartiacque tra adolescenza e maturità. Strizza che pecepisce tutta la famiglia, e che vede ogni membro impegnato a dispensare consigli su quello o quell’altro modo di comportarsi. Anche nel web fioccano siti appositi con consigli di esperti su come tenere a bada l’ansia. I più accreditati: seguire una sana alimentazione, mantenere una corretta idratazione, non disdegnare lo svago mentale. Sconsigliato invece  fare uso ( e abuso) di sostanze stimolanti come la caffeina e la taurina e avere un approccio pessimista a priori.
Ma su un utile rimedio concordano tutti: UNA BUONA DORMITA, favorita, qualora stentasse ad arrivare, da qualche tecnica di rilassamento o da una buona tisana.
Il sonno, infatti, aiuta la memoria e la concentrazione mentre la mancanza di riposo ostacola i ricordi.
Prima di concludere questo amarcord alquanto datato, mi permetto di aggiungere, ai consigli degli esperti, qualche suggerimento pratico: 1) essere se stessi, né troppo spavaldi né eccessivamente timidi, 2) essere rispettosi, 3) preparare a menadito due o tre argomenti per materia: capita quasi sempre o molto spesso che ne venga chiesto uno a piacere, 4) spaziare il più possibile nell’esposizione per portare la discussione verso la parte che si conosce meglio, 5) utilizzare un abbigliamento adeguato, fresco e con colori riposanti.
Nessun consiglio invece su come imbrigliare le emozioni, siano esse ansia o timori o preoccupazioni, sono il sale della vita e gli esami ne sono parte integrante.
E allora, per un esame a prova di bomba, buona dormita a tutti e un pizzico di fortuna (che non guasta mai).
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