DI SUSANNA SCHIMPERNA
Una volta avevo l’idea, forte, che affidarsi al corpo e alle emozioni, parlare di questi, viverne, gridarne il diritto di cittadinanza, fosse un mezzo per ribaltare il senso comune – che non era buonsenso – e provocare un sommovimento delle coscienze.
E c’è stato un momento in cui la politica di questo privato ha fatto una bandiera. L’ha usato. L’ha ridicolizzato. L’ha banalizzato. L’ha masticato e digerito. L’ha reso, infine, merda.
Perduto il primato della logica, ammazzata la cultura, promossi i battutari, esaltati i trasversali, costretti alla vergogna gli intelligenti-critici-eruditi, reso impossibile il dialogo (perché non si capisce più la differenza tra tesi e antitesi, non si sanno più riconoscere le fondamenta logiche che stanno in piedi da quelle che non ci stanno), adesso sì, adesso non possiamo più andare da nessuna parte. Non possiamo muoverci verticalmente, approfondendo, né orizzontalmente, arricchendoci attraverso le parole e i pensieri degli altri. Ma biascichiamo di emozioni e di corpo e di privato. Mettendo al centro del mondo le nostre lagne infinite.
Ma non vi accorgete che sono stati scardinati i meccanismi stessi del pensiero logico?
Era lì, la nostra umanità. La nostra possibilità di riscatto. La carta da giocare per cercare di uscire da noi stessi.
Ci hanno fatto credere che il pensiero fosse superato, o reazionario. Quando è esattamente il contrario.
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