DI MAURIZIO PATRICIELLO
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Basiti, allibiti, frastornati. Sono troppi i giorni in cui ci ritroviamo come inebetiti a contemplare scenari di sofferenza, di violenza, di morte. E, smarriti, ci chiediamo: perché? In provincia di Venezia, Stefano, un insegnante cinquantenne ha ucciso due giovani innamorati. Biagio, ingegnere, era nato in un paese accanto al mio, in diocesi di Aversa; Anastasia, invece, veniva dalla lontana Russia. Il destino – o che cosa ? – ha voluto che si incontrassero, si conoscessero, si amassero. E, insieme, cadessero in una orripilante, mortale trappola. Lei, precedentemente, aveva avuto una relazione, poi finita, con il cinquantenne che non si era mai rassegnato. Dio è amore e ogni amore porta con sé il sapore e l’ ebrezza del divino. L’ amore ti libera da te stesso, ti mette le ali ai piedi, ti fa entrare in un mondo nuovo, sconosciuto. Un paese da scoprire con gli occhi di un bambino. Innamorarsi è bello, più bello ancora è mantenere in vita l’ amore. Perché, pur forte come la morte, è sempre fragile, l’ amore. Chi ama si scopre debole, teme di perdere la persona della quale non sa più fare a meno. Ma per amare veramente bisogna essere in due. E, soprattutto, occorre essere liberi. Amore e libertà sono gemelli siamesi. Senza la linfa della libertà non potrà mai scoppiare la magia di un vero amore. Al massimo si potranno avere delle pallide imitazioni. Falsi d’ autore, come certe dipinti al mercato degli imbrogli. Inganni. Non due libertà che si incontrano, si cercano, si intrecciano. Che, liberamente, decidono di rinunciare a qualcosa della propria autonomia per accedere a una libertà maggiore, un “ mistero” che li avvolge e li coinvolge. No, negli “ amori” egoistici, patologici, violenti, c’è sempre uno che vuole dominare l’ altro. Che fa fatica a riconoscerne la legittima autonomia, non ne rispetta la libertà. Non riesce a considerarla persona ma solo una sorta di oggetto. Da usare, possedere, ricavarne piacere. Fino ad accarezzare l’ idea di eliminarlo se dovesse rappresentare la causa del suo malessere, della sua infelicità. Fino a premeditare un doppio, orribile omicidio se l’ “oggetto” si presenta con il nuovo compagno. Pene d’ amore ne abbiamo patite tutti. Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo sofferto o fatto soffrire. Perciò crediamo che con i sentimenti non si scherza. Occorre educare ed educarsi all’ amore. Chi ama dona, non bada a spese, è esagerato nel far felice l’ altro e mettere da parte se stesso. C’è più gioia nel dare che nell’ avere. Chi ama cerca il vero bene della persona amata. Stefano, l’ uomo che non sapeva amare, ha attirato con l’ inganno i due fidanzati a casa sua, ha offerto loro una bevanda infame per narcotizzarli. Per averli in pugno. Per farne degli oggetti su cui sfogare la sua rabbia, la sua repressione. Poi, approfittando del sopraggiunto stordimento, si è avventato sulla ragazza. L’ ha soffocata. L’ ha uccisa senza pietà. Poi ha massacrato Biagio. Inaudito. Chi ama desidera partire, patire, morire piuttosto che fare del male alla persona amata. Distanza siderale, abbaglio colossale, menzogna diabolica, abissi di confusione tra l’ amore e gli scimmiottamenti dell’ amore. Niente per me niente per nessuno. La pietà, che caratterizza i cuori dei cristiani e di tutti gli uomini di buona volontà, non deve venir meno mai, nemmeno in questo caso. Occorre rimanere lucidi. Nessuno si sogna di ergersi a maestro di nessuno in queste tragedie immani. È, però, terribilmente deprimente leggere, per l’ ennesima volta, che una donna viene brutalmente strappata alla vita da un maschio che la crede sua proprietà privata. E se la donna che pretende debba per forza essere sua ha, come in questo caso, un nuovo compagno, allora l’ uomo che non sapeva amare, decide di eliminare anche lui. Come si fa con il secchio di rifiuti. Guai a chi intralcia il suo cammino, i suoi progetti. E adesso? Stefano ha una mamma, Biagio e Anastasia hanno genitori, fratelli, parenti, amici. In queste ore tutti immersi in un dolore insopportabile, immenso, assurdo. Che lacerante vigilia d’ estate. Addio ragazzi, continuate a volervi bene nel Paese dell’ Amore vero. In quanto a noi: ritorniamo a parlare di Dio, riprendiamo in mano il vangelo, impariamo a sostare davanti a Gesù e alla nostra coscienza prima di iniziare la giornata, di fare una scelta. Facciamo tesoro dei consigli dei santi. “ Ferma il tuo pensiero – insegna sant’ Ignazio di Loyola – quando bussa alla tua mente. Chiedigli che vuole, perché viene”. Se non viene da Dio caccialo fuori, prendilo a pedate, prima che ti inganni e ti scaraventi in una prigione oscura. Se viene da Dio spalancagli la porta, invitalo a pranzo. Se viene da Dio te ne accorgi, perché brilla di luce, ti regala pace, non offende nessuno, fa bene a tutti. Rende la tua vita un dono, una fonte d’ acqua limpida. Ti fa godere della gioia altrui, ti da la forza di subire le avversità. E trasforma le amarezze, le incomprensioni, le delusioni, che tutti sopportiamo, un trampolino di lancio verso orizzonti nuovi.
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