DI MARCO CHINICO’
Paolo Gianolio. Un musicista, un chitarrista, un arrangiatore. Conosce i brani e le note degli indimenticabili Beatles e Rolling Stones. Sulla sua strada “incontra” la chitarra e se ne innamora. I “Changes”, il suo primo gruppo musicale. Inizia così a farsi conoscere, soprattutto oltreoceano, dando un’impronta di non poco conto alla sua formazione professionale. Lavora con nomi di lusso del nostro panorama musicale. L’incontro e il sodalizio professionale con Claudio Baglioni rappresenta una svolta per la sua carriera. Nel corso di questo suo lungo percorso artistico-musicale, non si misura solo con la sua amatissima chitarra. Si cimenta anche nel ruolo di bassista. Comprende, con il trascorrere del tempo, che la musica non è un qualcosa di imposto, destinato a rimanere tale “vita natural durante” ma può cambiare, evolversi. “Pane e Nuvole” il suo primo album, “Tribù di note”, l’ultimo uscito cinque anni fa. Oggi Euritmia. Progetto musicale, uscito ufficialmente lo scorso 21 Aprile; in questo album le nostre orecchie possono ascoltare e capire proprio quel concetto di evoluzione musicale che l’artista mette in risalto. In particolare, presta maggiore attenzione alla melodia; quella melodia che esce fuori grazie al prezioso ruolo che svolgono la voce e le parole. L’arrangiatore ci racconta e spiega tutto ciò nei minimi dettagli.
Gianolio, iniziamo con una tradizionale domanda di rito; Euritmia come nasce?
Nasce come esigenza di trasmettere il mio pensiero musicale attraverso la tessitura ed evoluzione della melodia, che rispecchia il movimento della mia formazione culturale ed espressiva. Una necessità sostenuta non sullo sfoggio fine a se stesso, ma all’allargamento e ricerca di una sintesi dei propri sentimenti attraverso la sperimentazione che possa dargli nuova linfa.
Prima “Pane e Nuvole”, cinque anni fa il suo ultimo album, “Tribù di note”. Analogie, punti in comune fra il precedente e quest’ultimo uscito, ricordiamo, appena due mesi fa?
“Tribù di Note” si proponeva la mescolanza di varie culture ed etnie musicali pur mantenendone il rispetto. Un progetto prettamente strumentale. “Euritmia” va alla ricerca di un approfondimento di dialogo con l’ausilio di due strumenti per me inconsueti: la voce e le parole, ecco perché ho preso in prestito il termine Euritmia che è l’arte che si propone la visualizzazione dei movimenti che si creano tra parole e suoni.
Chi ascolterà questo nuovo album, se ha buon orecchio si accorgerà che non sarà la sua amata chitarra la protagonista di Euritmia, ma la voce e le parole. Come mai lei, che ha fatto della chitarra il suo “pane quotidiano”, con questo progetto ha deciso di metterla da parte?
Il verbo, il vocabolo, la parola insomma descrive immagini che sono comprensibili e interpretabili e danno indicazioni precise a quale direzione l’ascoltatore si può connettere. La chitarra, con i quattro brani strumentali del disco, fa da ponte ai cinque cantati che descrivono e raccontano storie e sogni della mia esistenza. La parola viene aggiunta sulla melodia che acquista lucentezza e scorrevolezza. La chitarra parla e la voce suona.
Forse sarebbe inutile chiederglielo, possiamo dire che chi ascolterà Euritmia assiste ad una vera, inedita evoluzione musicale?
Non mi reputo un fenomeno, sono un musicista nato per caso sotto l’albero di un Natale di tanti anni fa. L’esperienza accumulata alimenta la mia voglia di sperimentare e creare. Ciò che ci circonda oggi potrebbe far nascere la voglia di un cambiamento che porti un nuovo pensiero evolutivo, una rivoluzione rivolta a chi si può rivolgere per avvolgere l’immaginazione che porti allo stimolo della creatività. Nella prossima mia vita sarei sicuro di esserne un paladino.
Gianolio, lei ha fatto diverse esperienze artistico-musicali. Tutte importanti, ma non ha nascosto minimamente che il suo fortissimo sodalizio con Claudio Baglioni, è la tappa più importante della sua vita. Quanto di quest’esperienza lei ha deciso di portare con se anche durante i lavori di incisione di questo suo album?
La collaborazione con Claudio Baglioni ha inciso con forte influenza sul mio stile musicale che è cresciuto e si è unito alla mia personalità che ne ha sviluppato le caratteristiche evolutive. E’ gratificante avere l’umiltà che porta a capire quanto sia importante imparare da grandi artisti con cui ho collaborato, sono nozioni di vita che poi sosterranno la tua anima come pilastri scolpiti nel cuore.
Piccola parentesi di carattere generale. Si dice da parecchio tempo che il cantautorato di una volta, quello con la C maiuscola, oggi non esiste più. Secondo la sua personale analisi, è destinato a giacere per sempre al Museo dei ricordi oppure, compatibilmente con l’epoca odierna, letteralmente influenzata dalla globalizzazione, un bel giorno ribusserà alle nostre porte tornando a far parlare di se?
Io credo, al contrario, che la passione che ha contribuito al sorgere e all’evoluzione di un inestimabile periodo dove brillavano sfavillanti cantautori che partorivano canzoni che ancora oggi vivono di luce propria, possa dare la speranza di una crescita in un futuro mi auguro non lontano, che porti ad una coscienza che si trasformi nella continuazione del valore raggiunto in un valore aggiunto. La globalizzazione è l’antitesi della creatività e della personalità, le differenti culture ed etnie sono al contrario il colostro che rafforza il sistema immunitario del nostro mondo.
Lei è un discepolo di quel cantautorato vecchio e che oggi giace non si sa dove?! L’eccellente musicista, per lei, è chi riesce a mantenere vivo uno stile musicale, decisamente diverso ed imparagonabile ai tempi odierni che viviamo, oppure colui che rinnova egregiamente, prendendo il meglio dal passato e dalla sua origine artistica?
Ritengo vecchio ciò che non è mai nato. Siamo noi che apparteniamo alla musica ed essa ci dà indicazioni per seguire la giusta via. Eccellente è colui che crede in ciò che riceve da essa manovrandone i contenuti con curiosità, passione e intelligenza. L’esperienza è il frutto che fa maturare l’albero dell’esistenza che cresce sul terreno della storia. Tutta la musica contribuisce al movimento delle placche tettoniche e ogni tempo e fenomeno che accade e accadrà sarà la dimostrazione che la composizione musicale sia la vita che scorre e rincorre la nostra esistenza per poterla migliorare. La musica cavalca i sentimenti e li doma per mostrarsi a noi, allievi del tempo.
Dopo Euritmia, come sarà il domani? L’instancabile polistrumentista Paolo Gianolio, quale altra novità vorrà mai partorire?
Domani arriverà con la curiosità di scoprirne le sorprese. Sono un romantico ottimista, credo all’energia che mantiene lucida e potente la forza che è in noi, non il lato oscuro, ma la gioia di liberarne la composizione.
Possiamo affermarlo, con fermezza e convinzione. Paolo Gianolio: “un arrangiatore “affetto” da evoluzione musicale”
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