DI CARLO PATRIGNANI
Per fare delle tante sinistre, dell’enorme e variegata galassia di gruppi e gruppetti, la sinistra di movimento e di governo, laica, liberale, libertaria e progressista, di protesta ma anche di proposta, ci vuole un pensiero nuovo che vada ben oltre un certo modo di essere e di agire ancora legati al ’68, ad una rivolta a priori contro ogni autorità fino a scambiare l’autorevolezza delle competenze per autoritarismo.
L’affascinante e seduttiva parola d’ordine, libertà dall’oppressione, da ogni forma di oppressione generica al costituito, senza cioè alcuna selezione tra quel che andava conservato e quel che andava rigettato, per portare la fantasia al potere, finì miseramente nella droga, nel terrorismo, nelle braccia o della religione o del potere che si voleva abbattere.
Gli appelli all’unità, non propriamente originali, delle tante sinistre frammentate, possono esser un primo passo, un movimento, per adesso più prassi che teoria, per tentare di innescare nel deluso, disaffezionato e distaccato corpo sociale sempre più lontano dalle urne, un processo più alto finalizzato a un progetto di società alternativo all’attuale che, per non ripetere le esperienze fallite del passato, le sommatorie come fu la Sinistra Arcobaleno, va ripulito a fondo di ogni residuo del passato in particolare sessantottino.
Come il sapere e la conoscenza reazionari, ossia tutti ignoranti per esser tutti uguali; o la scienza oppressiva per cui ci si deve ribellare al suo potere; o il capitalismo e l’economia di mercato male assoluto da sopprimere per ritornare – con la decrescita felice – allo stato primordiale, a Madre Natura, opera del divino contro il progresso della scienza e della tecnologia; o la messa al bando di antibiotici, vaccini e sale operatorie da abolire in quanto reazionarie; o per finire all’assurda negazione della malattia mentale che, per l’antipsichiatria basagliana, non esiste, è dovuta all’oppressione sociale. E se non esiste la malattia mentale, non esiste neanche la cura, per cui chi sa fare e vuole fare la cura è un reazionario, un fascista.
E’ con questa cultura nichilista, heideggeriana, freudiana tornata prepotentemente dominante nell’establishement e ben presente in certe aberranti forme di populismo di destra, che si devono fare i conti fino in fondo per contrastarla e liberarsene se si vuole, appunto, perseguire il nobile obiettivo, già tentato, invano, in passato da uomini di cultura prestati alla politica, come Bruno Trentin, di dotare la sinistra di una identità, di un progetto culturale e politico per un modello di società credibile, praticabile, affidabile, alternativo all’attuale e magari pure di un partito libero dal centralismo democratico e dal culto della  personalità.
E’ un’impresa titanica, ma non impossibile: lo hanno dimostrato altrove, con i loro successi elettorali, saggi politici avanti con gli anni, come Bernie Sanders e Jeremy Corbyn, che non hanno proposto chissà quale progetto rivoluzionario ma semplicemente hanno riadattato il socialismo d’antan con i suoi valori tuttora validi di uguaglianza, libertà, giustizia sociale, laicità, ai loro a Paesi, Usa e Inghilterra, trascinandosi dietro tantissimi giovani e buona parte del ceto medio impoverito dalla crisi. Sono stati facilitati in questo processo imprevisto dal fatto che sia il Labour Party di Corbyn, come il Partito Democratico cui da indipendente Sanders è affiliato, non sono stati mai collusi con il comunismo ma con il socialismo e il keynesismo che non contemplava l’assicurazione della felicità.

 

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