DI EMILIO RADICE

Il vento è sempre rimasto un nodo per me, non so ancora come affrontarlo. In motocicletta col vento hai un rapporto fisico violento. A volte anche vigliacco. Perché tu non puoi far altro che seguire la strada e lui ti assale a destra, altre a sinistra, altre ancora ti prende d’infilata. Ti sbatte, ti sbanda, ti schiaccia, ti solleva. Ti ammazza di fatica. Come combatterlo? Con la forza della corsa? E se ti dà un calcio mentre sei a 140? Uno dei momenti di maggiore tensione li ho vissuti sul ponte sospeso sul Bosforo: traffico cane e il vento che mi prendeva di lato, facendomi cambiare traiettoria. Poi i sorpassi. Se c’è vento da destra il sorpasso di un tir diventa una mazzata: perché il muso del camion in corsa comprime una massa di aria davanti a sé e il vento la sposta e te la fa trovare davanti quando arrivi a superare la motrice. Una botta da non credere. Se il vento viene da sinistra, oltre a tentare di buttarti fuori strada, ti getta addosso le masse di aria di tutti i camion che passano sulla carreggiata opposta alla tua. E sono altre botte. Con il vento però funziona il rimpiattino. Aspetti che ci sia un muro, una siepe, una collinetta, e quando lui da lì dietro non ti vede…zac gli piazzi il sorpasso che lui non può sbandare. È tutto uno studio, un attendismo, uno scrutare se e come si curvano i rami degli alberi davanti a te, dove si piega anche l’erba se occorre, dove la strada imbocca un percorso vantaggioso…
Bah, lo avevo detto che è roba non per tutti. Dell’acqua dirò in altra occasione…

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