DI CECILIA CHIAVISTELLI
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Ancora appesa a un filo la breve vita di Charlie, piccola creatura nata poco meno di un anno fa a cui è stata diagnosticata una malattia rara senza evoluzione vitale. Una sentenza della natura che rischia di diventare violenza umana. Si perché, i medici contro la volontà dei genitori, hanno chiesto alla corte di giustizia inglese, Charlie è nato nell’sola in via di sparizione dall’Europa, di staccare la spina del ventilatore a cui il piccolo è dipendente.
La cronaca è corta come vuole una storia carica di conflitto e di dolore. Il bimbo nasce apparentemente sano ma poi si scopre portatore della sindrome di deperimento mitocondriale. Le cure sono tante e tutte senza una speranza di vita, per questo i medici chiedono di smettere qualsiasi intervento. La giustizia britannica dà il consenso, malgrado le battaglie dei genitori che vogliono evitare questa decisione. Anzi i loro appelli per creare un fondo di vari milioni per poter far curare il piccolo in America, al momento unica ancora di speranza, va in porto, ma non possono lasciare l’isola.
Dopo l’appello del padre e della madre alla Corte Europea arriva una flebile possibilità di evitare a Charlie una morte decisa dai medici. Infatti Strasburgo ha intimato alla Gran Bretagna di tenere in vita il piccolo fino a quando non si saranno pronunciati in merito.
Al di là del fatto con il suo carico di dolore ci sono tante riflessioni che questo caso fa emergere. Il diritto di vita o di morte su un esserino che non ha capacità di decidere, anzi i genitori, il legame biologico e affettivo più vicino, a cui sono delegate tutte le responsabilità del minore, si oppongono fermamente. Ci sono anche i casi, purtroppo noti ma mai troppo, in cui in nome di una specie perfetta si sottoponevano le persone non perfette per scelte di natura e per ideologia umana a gravi tormenti fino alla violenza summa come la morte.

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