DI SIMONA CIPRIANI
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La vicenda Orlandi, per il Vaticano, è un caso chiuso: tutti i chiarimenti sarebbero stati già dati, si condivide la sofferenza dei familiari con simpatia e affetto e tanti saluti.
In poche parole questa è stata la risposta data da monsignor Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato vaticana, alla richiesta della famiglia Orlandi di visionare i dossier conservati presso la Santa Sede, sulla scomparsa della ragazza avvenuta il 22 giugno 1983.
La risposta è giunta immediatamente dopo che la famiglia Orlandi ha depositato in Vaticano il documento in cui si parla esplicitamente del dossier sul caso di cui si era venuti a conoscenza durante il processo Vatileaks.
Pietro Orlandi non ha mai smesso di battersi per far luce sulla scomparsa della sorella fino a rivolgersi allo studio dell’avvocato Annamaria Bernardini De Pace che, ha affidato il caso all’esperta rotale Laura Sgrò.
La strategia dei legali è di cercare, in qualche maniera, di rompere il muro alzato dalle gerarchie ecclesiastiche e aprire un varco che possa portare finalmente alla verità sull’intreccio di fatti e misteri che circondano la vicenda.
Nell’istanza presentata, si fa riferimento a fonti che “ riferiscono dell’esistenza, presso la segreteria di Stato del dossier con dettagli, anche di natura amministrativa , dell’attività svolta dalla Segreteria di Stato ai fini del ritrovamento”.
Alla domanda sono stati allegati gli atti acquisiti dalla procura di Roma in tutte le rogatorie presso lo Stato vaticano e in particolare un documento in cui si parla del diretto interessamento nella dolorosa vicenda della Segreteria Vaticana.
A questo proposito l’istanza presentata, richiede un incontro con il Segretario di Stato cardinale Pietro Parolin, scelto da Papa Francesco in sostituzione di Tarcisio Bertone.
La risposta data dai vertici della Santa Sede non è sicuramente quella che la famiglia Orlandi si aspettava, dopo 34 anni di false piste, misteri e verità nascoste, trame internazionali e ipotesi tra le più disparate che hanno segnato la scomparsa di questa ragazzina qualunque, che amava la musica e sognava di diventare un’assistente di volo.
Aveva quindici anni Emanuela, cittadina vaticana, figlia di Ercole Orlandi, commesso sotto il pontificato di Carol Wojtyla, e, come sempre, nel pomeriggio, si era recata alla lezione di musica presso il Conservatorio Ludovico da Vittoria a piazza Sant’Apollinare dove studiava pianoforte, canto e flauto traverso. Per rientrare a casa avrebbe dovuto prendere il 64, l’autobus la cui fermata si trovava a largo di Torre Argentina, ma lungo il percorso Emanuela scompare.
La vicenda che, inizialmente era apparsa come un banale allontanamento da casa di un’adolescente, ben presto si trasformò in uno dei casi più oscuri nella storia della cronaca italiana e vaticana con i coinvolgimenti più disparati, dalla criminalità comune, la banda della Magliana, ai servizi segreti di vari Paesi, dallo IOR al Banco Ambrosiano, dalla pedofilia alla prostituzione e chi più ne ha più ne metta.
Di fatto ancora oggi non sono chiare le motivazioni e gli scopi che hanno portato alla sparizione della ragazza.
Poco prima dell’inizio della lezione di flauto, Emanuela aveva telefonato a casa per raccontare alla sorella che le era stato offerto un lavoro come promotrice di prodotti cosmetici durante una sfilata di moda presso l’atelier delle Sorelle Fontana, per il quale avrebbe ricevuto la somma di 350.000 lire, cosa confermata anche da due sue amiche con le quali si sarebbe soffermata a parlare al termine della lezione ma non dalla nota casa di moda a cui non risultava alcuna iniziativa del genere.
Gli ultimi avvistamenti di Emanuela, sempre nei dintorni della zona di Corso Vittorio Emanuele sono stati fatti da un vigile urbano e da un agente di polizia che avrebbero dichiarato di aver notato una ragazza corrispondente alla sua descrizione, in compagnia di un uomo arrivato su una Bmw verde di fronte al Senato.
La famiglia, dopo la denuncia della scomparsa tappezzò Roma di manifesti con la fotografia della ragazza e sia Il Messaggero che Il Tempo riportarono la notizia della sparizione.
Numerose segnalazioni telefoniche giunsero a casa Orlandi ma, alla fine, tutte apparvero più come depistaggi che come reali informazioni.
Il 3 luglio la scomparsa di Emanuela fu ufficialmente trasformata in sequestro da Papa Giovanni Paolo II che, durante l’Angelus, rivolse un appello ai rapitori per rilasciare la ragazza.
Numerose sono state le piste battute dagli investigatori e i fascicoli d’indagine aperti e chiusi sulla base di testimonianze che si sono succedute nel corso degli anni.
Le telefonate del cosiddetto “ Amerikano”, sospettato essere in realtà monsignor Marcinkus , all’epoca presidente dello IOR, il collegamento del rapimento all’attentatore del Papa Alì Agca, i Lupi Grigi, i servizi segreti bulgari e della Germania Est, il Sisde, le rivelazioni durante la trasmissione “ Chi l’ha visto” di un ex componente della Banda della Magliana che rivelava presunti affari tra l’organizzazione criminale e importanti personalità vaticane, Enrico De Pedis, capo dell’organizzazione, sepolto proprio nella Basilica di Sant’Apollinare pare grazie a favori fatti al cardinal Poletti, allora presidente della Cei, la testimonianza di Sabrina Minardi, ex compagna di De Pedis, per cui Emanuela sarebbe stata rapita e uccisa dalla banda per ritorsione nei confronti di Marcinkus, le dichiarazioni di padre Gabriele Amorth, su presunte orge di pedofilia tenutesi in Vaticano durante una delle quali avrebbe perso la vita Emanuela, hanno indirizzato e fuorviato, nel corso degli anni, il lavoro degli investigatori e della magistratura senza giungere a una conclusione definitiva.
La famiglia Orlandi pretende giustizia, esige di sapere quali motivazioni hanno portato via al loro affetto una bambina innocente di soli quindici anni.
Quello che si nasconde dietro questo crimine forse non sarà mai rivelato fino in fondo, molti dei probabili protagonisti della vicenda, sono, infatti, deceduti, e altri pare che continuino a fare opera di mero sciacallaggio o che comunque temano di rivelare la realtà dei fatti.
Le rivelazioni della Minardi, insieme con quelle di Antonio Mancini, componente della banda della Magliana, qualche anno fa, fecero ritornare il caso agli onori delle prime pagine, e portarono a una riapertura delle indagini e alla denuncia di diversi esponenti della banda ma il Gip del tribunale di Roma il 19 ottobre 2015 decise ugualmente l’archiviazione dell’inchiesta
Tutte le piste comunque, vedono il coinvolgimento di personalità Vaticane o per qualche motivo legate da rapporti con il mondo ecclesiastico.
Un mondo che, in questa vicenda è apparso sempre piuttosto restio a fornire indicazioni e notizie utili a dipanare una matassa ingarbugliata e a scioglierne i nodi che ancora oggi rendono questo caso una sorta di “spy story”, un intrigo internazionale appassionante per l’opinione pubblica ma straziante per la famiglia che non ha mai perso la fiducia nella giustizia, nonostante le porte chiuse in faccia e le false speranze che ciclicamente le sono state date, non ultima quella di Papa Francesco che, in un incontro casuale con Pietro Orlandi, all’inizio del suo Pontificato, aveva detto di “pregare per Emanuela che sta in cielo” lasciando intendere di sapere qualcosa sul finale della tragica storia.
Ma il muro di silenzio costruito intorno alla vicenda non pare abbia subito alcuna scalfittura neanche questa volta: le numerose domande di un incontro con il Pontefice e la richiesta di ricordare Emanuela Orlandi nell’Angelus non sono state mai soddisfatte.
La delusione dei famigliari di Emanuela è grande e ancor più lo sarà dopo l’ennesima chiusura alla collaborazione da parte del Vaticano giunta ieri.
Il principio del Compendio di dottrina sociale della Chiesa secondo cui “gli uomini sono tenuti in modo particolare a tendere di continuo alla verità, a rispettarla e ad attestarla responsabilmente”, forse, anche in questo nuovo corso politico vaticano, non sarà rispettato a fondo.
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