DI GIOVANNI PAGLIA
https://alganews.wordpress.com/
Due giorni fa una donna si è data fuoco in un ufficio dell’INPS di Torino.
Credo che ognuno debba leggere la sua storia, come raccontata dalla stessa INPS, perché dice tutto di come siano trattati i lavoratori in Italia, da leggi sbagliate e da una burocrazia insopportabile.
La sintesi è semplice: 6 mesi di tempo dopo il licenziamento per ricevere lo straccio di indennità a cui si ha diritto.
“La signora Candido era stata licenziata il 13 gennaio scorso e il 24 gennaio aveva presentato domanda di Naspi. Alla data di cessazione del rapporto di lavoro, pero’, la lavoratrice era in malattia e questo ha impedito la liquidazione della prestazione. Per la normativa vigente, infatti, se alla data di cessazione del rapporto di lavoro vi e’ in corso un periodo di malattia, per avere diritto alla Naspi occorre riacquistare la capacita’ lavorativa, sia pure in maniera residua. Il riacquisto della capacita’ lavorativa deve essere certificato dal medico che ha attestato la malattia. Questo certificato non era allegato alla domanda di Naspi ed e’ stato richiesto alla signora il 27 aprile dall’agenzia Inps di Torino Nord. La richiesta del certificato e di altra documentazione mancante e’ stata anche inviata il 10 maggio al patronato che seguiva la pratica. Il certificato medico e’ stato redatto il 25 maggio dal medico curante, che ha attestato il riacquisto della capacita’ lavorativa dalla medesima data. Il certificato e’ stato presentato all’Inps il 26 maggio e confermato l’8 giugno dal medico di sede. La Naspi e’ stata cosi’ liquidata ed e’ stato disposto il primo pagamento per il periodo dal 1 al 15 giugno, con valuta del 26 giugno sull’IBAN fornito e regolarmente verificato”.
Annunci