DI MARISA CORAZZOL
(nostra corrispondente da Parigi)
La promessa « faro » della campagna elettorale del Presidente Emmanuel Macron era il progetto di legge di riforma del diritto del lavoro. Progetto che ieri è stato presentato durante il consiglio dei Ministri che si è svolto all’Eliseo e che riguarda in particolare la modifica di tre « pilastri » delle norme ad oggi in vigore e che toccheranno in particolare la possibilità di deroga degli accordi di settore, la fusione delle rappresentanze sindacali in un unico interlocutore e la fissazione di un « tetto » per danni materiali, morali ed economici – comprese le spese legali – in caso di licenziamenti abusivi ovvero senza giusta causa.
Secondo il progetto di legge pubblicato da « Le Monde », il Governo starebbe procedendo altresì ad ulteriori proposte che riguardano soprattutto la fine dei contratti di lavoro, i licenziamenti economici o i « CDI di progetto» (i futuri « jobs act » ).
Macron vuole fare in fretta e pertanto ha già deciso che il suo progetto debba passare al vaglio del Parlamento nel periodo compreso tra il 24 ed il 28 luglio.
Le cosiddette « ordonnances », ossia i « decreti d’urgenza » saranno adottati dal Consiglio dei Ministri entro il 20 settembre.
1) La contrattazione d’impresa sostituirà quella di settore. In pratica, tutte le aziende facenti capo ad un determinato settore di attività potranno concludere accordi interni con una o diverse organizzazioni sindacali e ciò al fine di completare la legge con specifiche regole da attuare nella stessa attività professionale. Ora, però, con il progetto di legge allo studio, potrebbe invece verificarsi l’esatto opposto, visto che stipendi, orari di lavoro e maggiorazione per le ore straordinarie potranno essere negoziati individualmente da ognuna delle aziende.
Il primo articolo sui nove che contiene il progetto di legge di riforma del lavoro precisa, inoltre, che l’ Esecutivo dovrà definire gli ambiti in cui gli accordi di settore prevarranno su quelli delle singole entità professionali.
2) Il tetto delle indennità di licenziamento : dall’entrata in vigore della legge « El Khomri » (in realtà già legge Macron), esiste un tetto indicativo per inquadrare i risarcimenti dovuti in caso di licenziamenti senza giusta causa. Ma nel progetto di legge di riforma quel tetto diverrebbe obbligatorio presso i « « Prud’hommes » (Tribunali del Lavoro), mentre il limite fissato potrebbe essere superato se il Magistrato lo ritenesse necessario e soprattutto nel caso di licenziamenti « derivanti da discriminazione o per stalking ».
3) Sarà modificata la « mappa » dei licenziamenti economici. La norma riguarderà le Aziende straniere che procedono a licenziamenti presso le loro filiali in Francia. In tal caso il Tribunale del Lavoro dovrà tener presente le eventuali difficoltà dell’Azienda o Gruppo straniero ovunque abbia filiali nel mondo. In tal modo, se una filiale licenzia mentre il Gruppo o l’ Azienda si porta più che bene, i Sindacati possono ricorrere al fine di rimettere in causa quegli eventuali licenziamenti oppure chiedere risarcimenti molto più consistenti per i lavoratori.
4) Un qualsiasi dipendente, attualmente, ha fino a due anni per contestare il suo licenziamento, ma la riforma intende ridurre il lasso di tempo « in caso di interruzione del contrato di lavoro ».
5) La legge Macron del 6 agosto 2015 aveva concesso due anni ai commerci situati nelle zone turistiche e commerciali per firmare un accordo sul lavoro la domenica. Il nuovo progetto di Macron vuole andare oltre quel limite di due anni per « facilitare il circuito delle abrogazioniche riguardano il riposo domenicale.
6) Il CDI di progetto sarà generalizzato. Ecco il « jobs act » in tutta la sua « grandezza » in quanto annulla di fatto i contratti a tempo indeterminato rendendolo limitato nel tempo della « missione » affidata al lavoratore.
7) Altro ulteriore danno : la semplificazione degli obblighi di dichiarazione da parte dei datori di lavoro dei rischi legati all’attività lavorativa. Un regalo al « MEDEF » (Confindustria) che cancella il « compte pénibilité » ossia il lavoro notturno, ripetitivo ed acusticamente insostenibile soprattutto per i lavoratori più anziani.
8) Facilitare – dice il testo – gli accordi di impresa – senza tuttavia specificare il referendum d’impresa stessa ad iniziativa dei lavoratori.
9) Fondere « in una sola rappresentanza sindacale il Consiglio di amministrazione di salubrità e di sicurezza.
10) La ritenuta fiscale alla fonte per tutti. Il Governo ha approfittato del progetto di riforma del Lavoro per “spostare al 1° gennaio 2019, l’entrata in vigore del prelievo del corrispettivo dell’ « Irpef » in busta paga.
Il salasso francese si chiama Emmanuel Macron. Smettetela quindi di incensarlo, perché la sua Presidenza » sarà tutta « lacrime e sangue » per i suoi connazionali e di cruda indifferenza per profughi e migranti che lascia fuori dalle porte del suo « regno ».

 

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