DI UMBERTO SAMMARINI
Sono venuto ad abitare da queste parti, cinque anni fa, l’acqua del lago sfiorava piazza del molo, erano stati posizionati dei mini frangi flutti per evitare che debordasse. Il livello è rimasto invariato fino a un paio di mesi fa, adesso sembra che l’acqua sia stata risucchiata. Intendiamoci, è un posto dove piove poco, quel poco è sempre stato sufficiente.
Allo stato attuale delle cose, se vogliamo escludere un violento acquazzone, durato si e no tre minuti, e martedì, quando, per la gioia di tutti, il cielo è diventato nero, tuoni a raffica e perfino un lampo solitario, con conseguente caduta di una decina di gocce, sono sei mesi che non piove. La nostra è sempre stata una mini spiaggia, adesso si è allungata di quattro o cinque metri.
Per tutta la passeggiata, i frangi flutti sono rimasti allo scoperto e si sono formate delle spiaggette accidentate, molto facili da raggiungere. A duecento metri dalla riva, è emerso un gruppetto di scogli, meta prediletta delle tedesche e delle inglesi, che ci prendono il sole integrale per la gioia dei guardoni armati di binocolo. Teoricamente, dal lato turistico è un guadagno, ci va un sacco di gente, i bambini stanno tranquilli perché l’acqua è ancora più bassa del solito.
Rimane l’angoscia di vedere questo lago che si sta risucchiando, lentamente. Come se non bastasse la siccità, il colpo di grazia ce lo dà l’Acea. Pompa giornalmente ettolitri di acqua che viene convogliata a Roma, con effetti praticamente nulli. Le tubature risalgono a Nerone, sono un immenso serpentone di gruviera, se arriva il 40% alla capitale, possono portare un cero alla Madonna. Per adesso non ci sono disagi per la popolazione, resta l’angoscia di questo lago che si sta risucchiando.

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