DI CARLO PATRIGNANI

Parafrasando Friedrich Nietzsche si potrebbe azzardare, forse dire, che Insieme, il rassemblement delle galassie post-comuniste in scena domani a Roma sia un pò l’eterno ritorno dell’uguale: a Piazza Santi Apostoli nel 2006 si festeggiò la risicata vittoria dell’Ulivo che diede vita al secondo, pur se breve come il primo del 1996, governo di centro-sinistra.

E, stando a una certa vulgata, dal rassemblement dovrebbe materializzarsi il signore avanti con gli anni, il Jeremy Corbyn made in Italy, attorno a cui costruire il listone di una rediviva sinistra a sinistra del Pd: vale a dire l’ex-sindaco arancione Giuliano Pisapia per rianimare i tantissimi delusi – il numero oscilla da 700 mila circa a oltre un milione – proprio dal Pd di Matteo Renzi.

Una sorta della già sperimentata, fallita Sinistra Arcobaleno, capeggiata, nel 2008, da un solitario Fausto Bertinotti, anche allora a sinistra del Pd a vocazione maggioritaria di Valter Veltroni, dopo la fine prematura, per un Vinavil probabilmente scaduto, del secondo governo di centro-sinistra di Romano Prodi, il più grande poeta morente, come ebbe a definirlo l’alleato Presidente della Camera Bertinotti.

E, precedentemente, fu ancora Bertinotti, da ex-leadr di Rifondazione comunista, a uccellare il primo governo di centro-sinistra, anno 1998, sempre guidato da Prodi al quale tolse la fiducia essendo venuto meno il patto di desistenza indispensabile, due anni prima, per far nascere quel governo per una questione di ore settimanali di lavoro così da fare come in Francia dove furono portate a 35 settimanali.

Un dejà vù, allora? Non propriamente: nel 2008 la Sinistra Arcobaleno del solitario Bertinotti non annoverava nelle sue fila fuoriusciti dal Pd ma solo ex-comunisti che non avevano condiviso la scelta di qualche anno prima di fondersi con gli ex-dc di sinistra sparsi in alcuni rivoli, tra i quali Renzi, nel processo costituente che avrebbe portato al Pd attuale.

Tolto quest’ultimo dettaglio, forse non secondario, ma il prodotto non cambia granchè perchè trattasi comunque di una lite in famiglia, per il resto è un qualcosa che ha a che fare con l’eterno ritorno dell’uguale in scena anche per i protagonisti in campo a cominciare proprio da un Prodi instancabile nella ricerca del Corbyn made in Italy in grado di ricompattare, appunto l’ex-rifondarolo Pisapia, i più attempati con i più giovani e le new entry, tutti folgorati sulla via di Laudato Si.

Ora a distanza di un decennio si accorgono, soprattutto gli ex-comunisti, di aver perso, fallito definitivamente ancora no, la sfida culturale e politica di cambiare in senso progressista il Paese: ci hanno provato con il centro-sinistra due volte e per due volte si sono ritrovati tramortiti, derisi, sconfitti dal centro-destra di Silvio Berlusconi prima per non dire del governo tecnico dell’economista Mario Monti.

Renzi ha scelto la strada – come l’adesione immediata al Pse mai presa in considerazione da Veltroni e da Bersani – più semplice, meno tortuosa, meno rischiosa: guardare e puntare sull’alleanza con il centro-destra. Il rassemblement di domani più che autocelebrarsi, sparando come prassi consolidata sul nemico di turno, dovrebbe chiedersi se non sia stata sbagliata, per caso, la scelta del Pd a trazione catto-comunista invece di una scelta più lineare, coerente, laica, con il variegato socialismo europeo nel quale c’e’ il Labour Party del signore avanti con gli anni, Jeremy Corbyn.

Forse la grande delusione che non da oggi si è radicata e diffusa nell’elettorato di sinistra, non solo ex-comunista, sta nell’assenza pressocchè totale di un’idea, un progetto, un modello di società credibile, affidabile, praticabile, specie dopo il crollo del Muro di Berlino del 1989, alternativo al modello iniquo e ineguale del neoliberismo basato sull’individualismo e il consumismo più sfrenati e con ciò togliendo aria e vita alle persone, ai loro bisogni,  alle loro esigenze e aspirazioni.

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