DI MARISA CORAZZOL
(nostra corrispondente da Parigi)
Reduce di Auschwitz-Birkenau, simbolo del progresso dei diritti delle donne, Membro dell’ « Académie française » dal 2010 e figura emblematica della costruzione europea, Simone Veil ci lascia oggi all’età di 89 anni.
Simone Veil è deceduta oggi alla « giovane età » di 89 anni. Colei che fu deportata da bambina nei campi di concentramento di Auschwitz ha incarnato i tre grandi momenti della Storia del XX secolo : la Shoah, l’emancipazione della donna e la speranza europeista nei suoi più alti valori.
Durante la sua vita, Simone Veil, a volte malgrado sé stessa, ha fatto suoi i vari tormenti di un secolo caratterizzato al contempo di grandi tragedie e di altrettante grandi speranze.
Fu una dei rari cittadini francesi di cultura ebraica che riuscì a sopravvivere alla deportazione ad Auschwitz. Fu il simbolo della conquista del diritto all’aborto ed una delle più autorevoli figure della costruzione europea.
Per Simone Veil, nata Jacob il 13 luglio 1927 a Nizza, la « questione ebraica » sarebbe potuta rimanere un semplice retaggio culturale, visto che i Jacob vivevano sul territorio francese da diversi secoli e si tenevano ben lontani dalle Sinagoghe. « L’appartenenza alla comunità ebraica era fortemente rivendicata da mio padre, non per ragioni di ordine religioso, bensì esclusivamente per sensibilità di ordine culturale. Ai suoi occhi, se il popolo ebraico continuava a sentirsi il « popolo eletto », le ragioni erano da ricercare soltanto nelle « antiche scritture ».
André Jacob, il padre di Simone , era un architetto che aveva anche vinto il secondo “Gran premio di Roma ». La mamma di Simone aveva abbandonato i suoi studi in Chimica per dedicarsi all’educazione dei quattro figli, di cui Simone era la beniamina e la preferita.
Durante la guerra, la Francia ricorda alla famiglia Jacob che non è « una famiglia come tutte le altre » e nel 1940 lo « statuto degli ebrei » poneva fine alla carriera del padre di Simone Veil. Così, l’ex valoroso combattente della « grande guerra », dalla sera alla mattina, non ha più il diritto di esercitare la sua professione.
Tre anni dopo, i Jacob si rifugiavano a Nizza, ma vengono arrestati dai tedeschi. All’alba del 13 aprile 1944, Simone, sua madre e sua sorella vengono imbarcate in un vagone bestiame per raggiungere, due giorni dopo,Auschwitz-Birkenau. Sui binari, circondata dai cani tedeschi, un deportato consiglia a Simone di mentire sulla sua età affermando di avere 18 anni e non 16 anni e mezzo,onde potersi salvare dalle camere a gas.
Come molti reduci dei campi di concentramento, Simone Veil non ha mai nascosto che tutta la sua vita era stata marcata da quella terribile esperienza di deportata in cui perse tutta la sua famiglia :« Sono convinta che nel giorno della mia morte, il mio pensiero volerà alla “Shoah” , dichiarava nel 2009 colei che, contrariamente a molti deportati, conserverà per sempre sul braccio sinistro il numero del tatuaggio, matricola 78651 di Auschwitz – Birkenau.
Simone Veil non ha mai cessato di adoperarsi per la memoria del genocidio. Diventa Presidente d’Onore della Fondazione per la memoria della Shoah ed accoglie con grande emozione, nel 1995, il « gesto di verità » di Jacques Chirac, nell’ammettere la responsabilità della Francia nella persecuzione e nella deportazione degli ebrei di Francia.
Nel 1974, chiamata dall’allora Primo Ministro Jacques Chirac, accetta l’incarico di Ministro della Salute e da quel momento, sensibile alle innomerevoli problematiche che toccavano in particolare le donne, non cessò mai di difenderle nella loro condizione di donne madri, lavoratrici e non ancora autorizzate a disporre liberamente del loro diritto di « non procreazione ». In un’Assemblea parlamentare tutta al maschile riuscì quindi a far adottare la sua legge sull’ interruzione volontaria della gravidanza dopo un discorso talmente fortemente sentito che da allora rimane negli annali della democrazia parlamentare francese.
Nel 1979, agli albori del Parlamento Europeo, ne diventa Presidente, riscuotendo il plauso di Jacques Delors (socialista) che diceva di lei – appartenente alla destra repubblicana – « un’ex deportata in quest’aula non può che essere di buon auspicio per l’Unione europea che andremo a costruire ».
Nel 2010, benché avesse deciso di lasciare la vita politica ed istituzionale, viene accolta all’ « Académie Française ». La quinta donna nella storia dell’alta Istituzione culturale francese, accolta in un ambiente prettamente « scritto » al maschile.
Oggi la Francia perde, con Simone Veil, una mente aperta, sensibile ai cambiamenti sociali, impegnata nella lotta per il rispetto delle libertà individuali e civili e che, senza dubbio alcuno, si drizzerebbe contro le attuali politiche economiche che riportano la « sua Francia » nel tardo ‘800.
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