DI BARBARA PAVAROTTI

Fuori i politici dalle presentazioni e dalle iniziative culturali. Fuori i sindaci, i presidenti di unioni dei comuni, gli assessori, i consiglieri comunali, provinciali, regionali, e tutto l’ambaradan che in genere in queste iniziative significa una cosa sola: la sfilata di chi comanda per farsi bello. Non porta alcun vantaggio che siano lì a parlare, a ringraziarsi a vicenda, a ringraziare l’ospite, a esaltare la bellezza e l’importanza dell’evento. Se ne stessero a lavorare per il bene del loro comune e della collettività anziché presenziare in modo forsennato a qualsiasi iniziativa. Se in continuazione perdono tempo così, quando si dedicano a problemi seri? Li vorremmo vedere più nelle frazioni che in giro per eventi. Più nelle zone di periferia figlie di un Dio minore che nelle vie dello struscio. Più a controllare di persona i problemi del territorio e a parlare con semplici cittadini che alle feste. Forse il tempo lo troverebbero se la smettono di onorare con la loro presenza anche la mostra del formaggio. E se chi organizza  eventi se la pianta di pensare che è importante avere le autorità come trofeo da esibire, forse sarebbe meglio: è assai più importante avere pubblico e partecipazione della gente.
Caso tipico di questa mania presenzialista è stato un evento, pur bello, qualche anno fa, al teatro Alfieri a Castelnuovo. Sconvolgente.  Su tre ore di convegno, la prima ora e mezzo è stata dedicata a far parlare chiunque tranne gli ospiti. Tutte le autorità possibili e immaginabili, le quali non hanno fatto altro che annunciare quanto erano felici di ospitare certi relatori magnificando l’importanza di quanto avremmo ascoltato. Quando? Talmente tardi che il pubblico, ampiamente provato nel frattempo, si era già addormentato. Quando finalmente i relatori,  hanno potuto far sentire la loro voce, gran parte del tempo a loro dedicato era già fuggito. Una roba mortale. L’antitesi di ogni logica.
Insomma, è arrivato il momento – anche a favore di queste autorità sfiancate da tutti questi inviti – di fare il gran salto: basta pensare che conti molto averle a un incontro e di considerare la loro presenza, per chi organizza, un vanto. Bisogna chiedersi se tale è anche per il pubblico. Che cosa interessa a questo pubblico?   Il sindaco e compagnia bella o i contenuti di quello che viene detto? Non è possibile leggere a ogni presentazione la sfilata di quelli che contano. Se costoro vogliono partecipare per un autentico interesse, si mettano in platea zitti e buoni come tutti gli altri. Oppure facciano domande all’ospite  dotate di un qualche significato, non solo dichiarazioni di facciata e ringraziamenti.  Chiedano qualcosa di interessante, insomma. Altrimenti il silenzio è la miglior cosa.
Invece succede anche che dopo aver fatto la loro brava comparsata se ne vadano prima del termine. Siccome si annuncia un’estate fitta di eventi in Garfagnana e Valle del Serchio, cortesemente, gentili autorità, potete evitare di farvi belli presenziando persino la gara del tortello? Se rimanete a lavorare, i cittadini vi ringrazieranno. Ah, e possibilmente dateci un taglio alle centinaia di nastri che tagliate: ogni occasione è buona, persino i premi letterari. Pietà.
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