DI BARBARA PAVAROTTI
Complimenti vivissimi ai tre sindaci, presto ex primi cittadini: Lunardi (Fosciandora), Angelini (Pieve Fosciana), Mariani (San Romano). Di peggio per il nome del nuovo comune era difficile trovare: “San Romano Pieve Fosciandora in Garfagnana”. Per non far torto a nessuno ci hanno messo tutti e tre i comuni destinati all’estinzione creando un mostro linguistico. Quanto ci hanno pensato per questo capolavoro?  O hanno dato per buona la prima banalità venuta in mente? Ormai c’è stato l’incontro in regione, il nome è stato depositato e il patatrac è fatto. L’abominio è creato. Ma ci tengono proprio in Garfagnana a farsi prendere in giro da tutti?
“Buongiorno, lei dove abita?”. “A San Romano Pieve Fosciandora di Garfagnana”. Prima che la risposta sia finita, chiunque si è già annoiato. Roba da pazzi e da far impazzire chiunque debba scrivere la propria residenza o compilare il modulo di una raccomandata: provate a ficcare nel mittente questo chilometrico nome, non entra nel poco spazio a disposizione. Roba da sentirsi male a dover riempire un qualsiasi modulo.
Pensate, fa notare qualcuno su Facebook,  ai bambini appena arrivati a scuola. Incespicheranno, balbetteranno prima di riuscire a ricordarsi per intero il nome del loro comune. E ironizza:  “aumento degli abbandoni scolastici in prima elementare”.
Di questo passo quali altre mostruosità abitative riusciranno a creare in Garfagnana? “MolazzanCamporgian Castiglion Villa di Collemandina”? “Castelnuovo Camporgiano Careggine di Garfagnana?”. Costoro hanno dimostrato di non avere senso logico e giustamente i cittadini li sbeffeggiano sui social. Risate a crepapelle e sfottò a non finire. Quando la soluzione era lì, a portata di mano, e l’ha detta un utente di Facebook: “San Pieve di Fosciandora”. Bello, rispettoso. E non chilometrico.  Un altro è più drastico: “Tutta la Garfagnana Area 51, tanto per tutta l’Italia siamo degli alieni”. Un altro anglicizza: “USG, UnitedStates of Garfagnana e passa la paura”.
Insomma, ti vuoi fondere soprattutto per beccare i soldi stanziati da stato e regione e rivitalizzare così le esangue casse comunali? Ottimo. Ma a qualcosa tocca rinunciare. E il nome chilometrico non funziona. Volete la novità? Osate, come hanno fatto gli antenati quando hanno battezzato i vari paesi: create un nome nuovo di zecca e magari anche corto, di facile presa. Così si è rivelata solo la mancanza totale di creatività e fantasia.
 Simone Sartini, giornalista e “guru” dei social, scrive una cosa profondamente giusta: “ A livello locale la gente ha un etnocentrismo e una identità tale da riuscire a tenere in vita anche paesini con poche case isolati dal mondo. E questo non è certo negativo. Come però trasferiamo il tutto a livello nazionale assistiamo al fenomeno inverso. L’identità italiana sembra un intralcio, qualcosa di cui vergognarsi”. Lui ritiene che questa mentalità sia un “retaggio del passato, un lascito dell’era fascista. L’Italia post guerra, sconfitta e militarmente invasa dall’America, ha demonizzato il concetto di identità nazionale che la dittatura aveva amplificato”. Insomma, gli italiani sono “attaccati all’identità del proprio paesino e freddi verso l’identità nazionale”.
Ha ragione il collega Sartini: viva i campanili e abbasso l’Italia, funziona così. Anche se non è affatto un bene per questa nazione slabbrata. Ma se si continua a suon di fusioni linguisticamente assurde, questi campanili stanno proprio esagerando. Comunque, questi tre sindaci fra meno di sei mesi (primo gennaio 2018) si toglieranno la fascia tricolore e cederanno il loro posto a un bel commissario prefettizio che guiderà “il mostro” fino alle elezioni. Contenti loro, contenti tutti.
Annunci