di CECILIA CHIAVISTELLI
Silvia Bencivelli nel suo primo romanzo “Le mie amiche streghe”, Einaudi editore, ci presenta le incantevoli relazioni che la circondano dai tempi giovanili approfondendo l’aspetto sottilmente irrazionale che accompagna le piccole grandi cose del loro modo di vivere. Con una vena narrativa divertente, lei giornalista scientifica, presenta i suoi affetti più vicini, riferisce fatti e storie, dove le sue care amiche fanno cose a lei incomprensibili. Eppure sono laureate, hanno una cultura che dovrebbe allontanarle dai riti, superstizioni, rimedi medioevali, dicerie. Il loro essere donne comprende pensieri, chiacchiere, ricordi delle nonne, credenze che dolcemente le avvicina al mondo antico, quando le scoperte mediche erano ancora poche evolute e i tentativi si traducevano in sperimentazioni dettate dalle usanze, dalla religione, dai miti. Le “streghe” che si nascondono in queste realtà femminili, moderne ed evolute, uniscono le conoscenze mediche e scientifiche a piccoli rituali rassicuranti. La naturalità con cui si adempiono queste cerimonie hanno il sapore di un tentativo oltre la razionalità.
La protagonista, Alice è medico e giornalista scientifica. Dal suo metodo appare il rigore e la padronanza della conoscenza, la sua età contribuisce a renderla inattaccabile alla leggerezza del mistero, ma la sua intelligenza scientifica la rende curiosa per il mondo affettivo circostante. Una delle sue amiche sta per avere un figlio, è vicina alla scadenza ma il piccolo è podalico, la sua posizione non assicura un parto naturale. Così la donna va al mare e si esibisce in spettacolari capriole, oppure si passa una lampadina sul grande pancione, per far girare il bambino.
Oppure Maria che evita il pane, patate, cereali avendo il sangue zero positivo, “Perché abbiamo ereditato il gruppo sanguigno dai nostri antenati cacciatori e quindi dovremmo mangiare soprattutto carne ed evitare gli alimenti che l’uomo ha introdotto più tardi nella sua storia”… “Lei che fa gli oroscopi per i bambini”… spiega ad Alice medico che “I debosciati del gruppo A, sono nati con l’agricoltura. Perciò non possono mangiare proteine animali, soprattutto non possono bere latte o mangiare latticini perché rischiano infiammazioni respiratorie… Quelli del gruppo B sono figli dei pastori dellAsia: date loro pecora bollita. E quelli AB? Sono quelli più fortunati perché uniscono le caratteristiche evolutive dell’A e del B”.
Così nella cerchia di amiche c’è quella che non vuole vaccini per i suoi figli, come fanno i riccastri, forse perché sono malattie da poveracci. Alice, cerca di spiegare, concetti scientifici, conoscenza acquisita in anni di studi, ma talvolta l’aspetto emotivo gioca un ruolo più forte e più tenace di tutte le verità conosciute.
Insieme a teorie incomprensibili, da mitiche streghe ma tanto divertenti, emerge una brillante, abile narratrice che con sottile ironia e una grande fantasia traduce tematiche attuali, oggetto di discussione sociale, questioni dibattute pubblicamente, in conversazioni paradossali, ironiche e sempre spassose, al limite della perfezione, in territori che Sivia Bencivelli, con le sue inchieste, conosce bene.

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