DI FABIO BALDASSARRI
Non ridete: l’Addendum non ha niente a che vedere né col Mattarellum, né con il Porcellum, né con l’Italicum o il Tedeschellum. Non stiamo parlando di leggi elettorali, ma del futuro della siderurgia piombinese (già Fonderie e Altiforni di Piombino, Ilva, Italsider, Acciaierie di Piombino, Lucchini e Aferpi, non necessariamente in quest’ordine ma con ultimo interlocutore l’algerino Rebrab patron di Aferpi). In comune, tra questi esempi di latinorum, c’è soltanto l’uso italico di ingarbugliare le cose di cui scrisse il Manzoni nei “Promessi sposi” quando, appunto, parlava dell’Azzeccagarbugli. La differenza è che stavolta i lavoratori di Piombino si sono arrabbiati per davvero e, nell’ultimo giorno utile per dar seguito agli impegni verbalmente assunti dal governo e da Aferpi, invece di presentarsi davanti agli azzeccagarbugli di turno con in mano i capponi di Renzo, hanno richiamato l’attenzione di tutti occupando la strada d’accesso a Piombino creando inevitabili disagi ai tanti che in quel momento la stavano attraversando.
Sui disagi ci sarebbe molto da discutere: primo perché quando una fabbrica è ferma per suo conto c’è poco da limitarsi allo sciopero onde attrarre l’attenzione, secondo perché la manifestazione di cui trattasi procurava appunto disagi ma proprio per questo non poteva passare inosservata, terzo perché da ciò che sappiamo i disagi non hanno impedito ai lavoratori di tener conto di esigenze primarie per vecchi e bambini, di evitare il blocco di mezzi diretti all’ospedale o di lasciar passare coloro che dovevano necessariamente arrivare in orario all’imbarco per l’Isola d’Elba. Non è sicuro che tutto sia sempre andato per il verso giusto, ma sappiamo che sono state distribuite bottigliette di acqua minerale per dissetare chi è stato stoppato un po’ più del previsto e, il giorno dopo, si è letto persino di cittadini che, avendo reagito male all’occupazione della strada, si sono poi scusati ricordando che i loro padri (quei vecchi operai piombinesi che Beppe Grillo chiamò due anni fa “peste rossa”) avevano insegnato ai giovani che lottare per il lavoro si può e si deve in tanti modi diversi, epperò sempre evitando eccessi come i manifestanti hanno mostrato di avere ben compreso in questa giornata di lotta.
La sera, poi, la buona notizia: a Roma è stato firmato quest’Addendum che non risolve tutti i problemi, ma alcuni sicuramente sì. Fornisce uno sbocco apprezzabile alla questione degli ammortizzatori sociali, prolunga di due anni il controllo dello Stato (legge Marzano) sulla realizzazione dell’accordo di programma, ma con l’impegno assunto da Rebrab di seguire una tabella di marcia precisa. E quest’impegno assume il valore di una scadenza oltre la quale Aferpi, se non ottempera a quanto stabilito (compresa la certificazione dell’esistenza delle risorse finanziarie e/o di un partner utili a realizzare l’acciaieria elettrica) decade dalla proprietà della fabbrica piombinese. Ora, voi, vi domanderete se un impegno del genere non poteva essere imposto prima di intraprendere l’avventura, ma a questo non saprei e/o preferirei non rispondere perché dovrei soffermarmi (come altre volte ho fatto proprio su queste pagine) sull’inadeguatezza nei rapporti fra le parti tirando in campo il commissario straordinario, il ministero dell’industria e altre inadempienze governative. Per il momento mi fermo qui. Aggiungo solo due giudizi che su l’Addendum sono stati dati dai soggetti istituzionali di primo piano sia a livello locale sia regionale.
Il sindaco di Piombino Massimo Giuliani ha dichiarato che ora è garantito il monitoraggio dell’azienda, della sua continuità produttiva, delle modalità di attuazione del piano, ma con tempi certi e  il rafforzamento dei poteri di controllo. Non si è ancora al traguardo (precisa il sindaco) ma si è giunti a una tappa avanzata, voluta d’intesa con i sindacati. Questo era necessario per tutelare realtà produttive, grandi e medio-piccole, che ci sono o che si stanno manifestando a Piombino e nella Val di Cornia; ne trarrà vantaggio l’indotto siderurgico, ma anche le attività commerciali, l’artigianato e le infrastrutture. Il governatore della Toscana Enrico Rossi osserva, infine, quanto sia importante  che la retribuzione già ridotta per i lavoratori in Cig (risultati, con la loro azione, determinanti per lo sblocco dell’intera vicenda) non sia minore di quanto prima non fosse. Sottolinea, inoltre, come sia decisivo aver fissato scadenze per ricominciare a produrre acciaio e non solo per laminarlo, in modo da poter effettuare via via delle verifiche. Resta inteso che così come  la Regione ha fatto il suo per la valorizzazione del porto, anche il governo debba fare il suo per ciò che riguarda la nuova strada d’accesso alle banchine (s.s. 398) e per la bonifica delle aree industriali in vista dei nuovi utilizzi su cui il Comune e la Toscana fanno debito conto.
Dunque che dire? Il seguito alla prossima puntata.
N.d.r.: l’Autore è stato sindaco di Piombino durante il mandato 1990-1995.
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