DI- STEFANO ALGERINI
Che poi il mondo, alla fine, sarebbe anche un bel posto dove passare qualche anno. E questo malgrado le compagnie telefoniche, le compagnie aeree, le compagnie assicurative… malgrado le cattive compagnie insomma. Basterebbe lasciar scorrere quel fiumiciattolo dei buoni sentimenti che ognuno ha, più o meno inaridito, dentro di sé, da qualche parte. Senza timore di farsi marchiare, come in un romanzo di Hawthorne, con la parola “buonista”: cioè l’aggettivo più insensato che mente umana potesse partorire.
Il fatto: mercoledì sera nel policlinico di Napoli i volontari dell’associazione “Diamo una mano Onlus” (buonisti patologici) organizzano una cena per i piccoli ospiti del reparto di oncologia pediatrica a cui quotidianamente cercano di portare sostegno morale e materiale. Ora, mettere bambini e cancro nella stessa frase provoca già dolore fisico. Perché ad un adulto puoi anche spiegarlo il male: non lo accetterà, ma capirà. Ma ad un aggeggino che dovrebbe essere in giro a spaccare macchinine o schiacciare formiche, ed invece fa la chemio, che cosa vuoi spiegare? Che parole potrai mai usare? E invece c’è chi ci riesce: tipo questi “originaloni” perdigiorno che vanno per corsie.
Beh, si diceva di mercoledì sera: “Ci ordiniamo un po’ di panini ragazzi?”, propongono quelli dell’associazione. Sì, i ragazzi ci stanno, e non solo: vogliono quelli della panineria in voga in zona. Si chiama “Puok Burger Store” (e va beh dai, anche nelle belle storie la perfezione non esiste…) e verso di esso parte con l’ordinazione “un messo” di nome Viviana. Torna poco dopo Viviana, però non con quello che era stato richiesto, ma una specie di moltiplicazione dei pani e dei pesci. Lo staff della paninoteca, saputo chi fossero i destinatari, decide che bisogna abbondare, e quindi incrementa senza ritegno. E non solo, alla cassa fanno battere quello che è il “sogno bagnato” di ogni italiano che vada a fare la spesa, uno scontrino con un solo numero per tutti i prodotti: lo zero. E già che ci sono, a penna, una scritta: “Che sia un momento di gioia. Puok.” E un cuoricino.
Così, semplice, senza enfasi. Una cosa partorita sul momento. E schifosamente buonista, ovvio. E difatti qualche geniaccio su internet ha subito parlato di “fini promozionali”, o ha avuto da ridire sul pagamento dell’Iva. Ma si sa, molte persone hanno dentro un meccanismo come un orologio a pendolo, non lo fanno apposta, devono stroncare chi ha avuto l’ardire di fare un bel gesto: non dovessero crearsi pericolosi fenomeni di emulazione. Ad ogni modo è probabile che i proprietari ed il personale della panineria napoletana se ne faranno una ragione. Perché, (come è facilmente verificabile imitandoli) il bene, più che ai destinatari del gesto, lo hanno fatto a loro stessi. E’ una sensazione di strana leggerezza davvero non male, bisogna provarla almeno una volta nella vita. Anche se non si ha a tiro un ospedale per bambini malati di tumore, le occasioni in giro non mancano. Dopo è probabile che si riesca a vivere un po’ meglio. E forse (forse) anche a sopportare le cattive compagnie.
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