DI LUCA SOLDI

 

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E’ una piazza di persone semplici, tranquille quella dei Santi Apostolia a Roma. Qui e’ nato l’Ulivo. Ed è qui che un Pisapia per niente strafottente dice, nel suo intervento conclusivo: “Oggi nasce un nuovo soggetto politico. Adesso si chiama ‘insieme’ ma il nome lo sceglieremo insieme. Non una fusione a freddo ma una fusione a caldo”. Non si vedono cattivissimi o arrabbiati, solo persone che ascoltano il palco che racconta di diritti e lotta alle disuguaglianze. C’è un popolo consapevole che questo è l’inizio di un cammino, di una nuova marcia. Non c’è rabbia per Renzi, solo disillusione, solo il dispiacere per i nuovi affondi che ha pronunciato la mattina, a Milano e diretti proprio verso il cuore di quella piazza davvero piena di un popolo. E questa piazza romana non è solo rossa e’ colorata. È un arcobaleno di persone ed idee che vogliono trovare casa. E Pisapia e Bersani tengono a battesimo aPiazza SS. Apostoli, ‘Insieme’: la sinistra alternativa al Pd.Ed insieme ad una piazza di persone festanti per questo stare insieme si vedono i volti di molte figure della sinistra: Oltre ai bersaniani di Mdp, ci sono gli ex giudici della Consulta Valerio Onida e Giovanni Maria Flick, c’è la presidente della Camera Laura Boldrini, l’Arci, e sfilano anche Pippo Civati a Livia Turco, Franco Monaco, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando.
Ma ci sono anche gli esponenti della minoranza Pd: lo stesso ministro della Giustizia Andrea Orlando, ma anche il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, per dire che “questa piazza non deve essere alternativa al Pd perché il Pd, come ha detto Franceschini, è nato per unire” dice il guardasigilli, “c’è bisogno di stare insieme o regaliamo il paese a qualcuno” ribadisce il governatore. Ad aprire la festa la band ‘romano irpina’ i ‘Sei ottavi’ che suona “Io ci sto” di Rino Gaetano.  Dopo qualche frase di Gad Lerner che scandirà la sequenza degli interventi.
Puntuale arriva Bersani che poco dopo le diciotto esordisce: “Ci rivolgiamo al popolo del centrosinistra, disilluso, deluso, che sta a casa e ha ascolta il comizio di Renzi e sente che le parole gli scivolando addosso, come l’acqua sul marmo”. Renzi lo ha aiutato, nessun ripensamento, nessun pentimento, le parole pronunciate dal segretario del Pd sono tutte in direzione contraria all’unita’.
“Noi – sottolineando il noi, Pier Luigi Bersani – abbiamo un pensiero, se ne prenda atto. Ma voi del Pd che pensiero avete? Cosa pensate di cosa succede nel profondo della società italiana? Ora si sono liberati di D’Alema e il pensiero ce lo darà Bonifazi…” Ed ancora, andando sul concreto: “Basta voucher, basta licenziamenti collettivi e disciplinari, basta stage che diventano lavori in nero, basta bonus, basta meno tasse per tutti come dice Berlusconi e non ‘chi ha di più dia di più, basta camarille e gigli magici. E basta arroganza, il mondo non gira attorno alla Leopolda.
Renzi ha scelto già da tempo, cerca solo la resa, l’annessione, la capitolazione sulle sue posizioni su diritti e valori storici.
Non riesce neppure a nascondersi dietro alle accuse verso la vecchia casta, verso D’Alema. Già quel D’Alema che più di uno non vuole vedere alla ribalta, neppure in questa piazza. Provano ad addentrarsi una difesa del loro segretario Vasco Errani e Davide Zoggia e sorridono: “Lui è o così o pomì, senza vie di mezzo”. Anche loro sono qui e c’è anche Gianni Cuperlo: “Che ti devo dire? Non mi rassegno e continuerò a fare dentro il Pd il genio civile che arriva in zone bombardate”. Ci si affida agli slogan alla Jeremy Corbyn, di slide se ne vedeno ben poche, solo tanti palloncini rossi. Qualcuno dice: “Questa è gente nostra. Ma come fai a rompere con questa storia? Fai la mutazione genetica”. Ma la nostalgia deve fare subito i conti con la realtà. Ad un certo punto arrivano anche i giornalisti dell’Unità appena chiusa dal Pd renziano, con i cartelli “Siamo in cassa integrazione”, “Ci hanno rottamati”, sono qui non sono voluti andare a Milano, anche loro abbandonati dopo ch’è il Pd ha “scelto” di seguire il formato digitale. Sono qui anche loro ad affidarsi a Pisapia un leader riluttante che impersona la faccia opposta del renzismo. E di questa riluttanza si vedono subito gli effetti già nelle prime citazioni: “Come diceva Don Milani, la politica è trovare insieme una soluzione. Uscire dai problemi da soli è avarizia, assieme è politica. Da soli non si va da nessuna parte”. Lo riafferma, nel suo intervento da Piazza SS Apostoli, Giuliano Pisapia, che poi aggiunge: “Non c’è altra strada, insieme. L’altra strada della divisione, di non essere ancorati ai principi rischia di dare il nostro Paese alla destra, al populismo, alla demagogia”. Insomma l’ex sindaco di Milano, scende nella capitale d’Italia e si riassume dicendo: “Oggi nasce la nuova casa comune del centrosinistra. Senza dimenticare il passato, ma radicalmente innovativo”. Pisapia, parla di “discontinuità” sulle politiche, a partire per quelle sul lavoro e dall’articolo 18: “La politica non è avere tanti like, politica non è io, è noi”. Non nomina Renzi, ormai il segretario del Pd va per conto suo. “Ho parlato di cose più serie” risponde Pisapia a chi gli chiede del perché non lo abbia toccato. E la lontananza dal Pd di Renzi la ratifica Massimo D’Alema: “Stiamo andando verso le elezioni, se questo nuovo soggetto che stiamo costruendo avrà forza, allora dopo il voto riapriremo il discorso”. Sottolineando, dopo e non prima.

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