DI RAFFAELE VESCERA
E’ di questi giorni la polemica tra Bari e Foggia che si disputano un treno in più per Roma, in aggiunta ai tre treni al giorno che collegano un territorio vasto come la Puglia e i vicini territori per ben 5 milioni di abitanti. Tre miseri treni al giorno, sempre superaffollati, composti da carrozze d’antan, instabili e ballerine da voltastomaco, con posti da prenotarsi almeno tre giorni prima, da Trenitalia chiamati enfaticamente Frecce ad alta velocità. A sfottò, visto che tra Foggia e Caserta viaggiano su un ottocentesco binario unico e impiegano qualche minuto in più di 40 anni fa, prima di connettersi alla vera alta velocità per Roma. Il treno in più l’ha spuntato Bari, bypassando però la stazione di Foggia per guadagnare pochi minuti di percorrenza, come richiesto e ottenuto dal renziano sindaco barese De Caro, presidente dell’Anci che rivendica la “vittoria”. Pronta ma debole la giusta reazione della Capitanata che con i confinanti territori di Molise, Irpinia e Basilicata ha un bacino di un milione di abitanti. Una Capitanata messa ai margini dall’onnivoro capoluogo di regione che avendo più forza ingoia i pochi bocconi concessi dal governo alla Puglia. Trenitalia promette di aggiungere a partire da settembre un treno in più da Foggia, un treno che da Foggia già parte fuori servizio ogni mattina per iniziare il servizio passeggeri a Benevento. Siamo alla farsa. Tutto ciò mentre la differenza di dotazione delle infrastrutture tra Nord e Sud è semplicemente scandalosa, come si evince dalla seguente tabella:
Chilometri di autostrada ogni 100 kmq. Nel Nord-Ovest 3,3%. Nel Sud l’1,7%.
Chilometri di ferrovia ogni 100 kmq. Nel Nord-Ovest del 7,2%. Al Sud del 4,7%.
Alta velocità ferroviaria, nel Nord è del 9,6. Nel Sud del 1,4%.
Aeroporti: Tra Albenga e Trieste, ben 17, al Nord 1 x 50 km. Tra Napoli e Bari solo 1, al Sud 1 x 300 km.
Porti: Porto franco a Trieste, inclusione del porto di Genova nella nuova “via della seta”, con esclusione dei porti del Sud, Messina, Gioia Tauro, Taranto, Manfredonia etc.
Ma questo è il meno, tra Bari e Napoli non esiste un solo treno che colleghi le due maggiori città del Sud continentale, mentre da Bari a Reggio Calabria occorrono ben 14 ore di treno per fare 450 km, a una velocità media di 30 km l’ora. Il nordico ministro Delrio, il quale nel nuovo piano ferroviario da 5 miliardi di euro ne ha destinati il 97% al Nord per 69 progetti e 2 al Sud, ha promesso di intervenire per migliorare la condizione della ferrovia jonica, chiudendola però per 4 anni, il sospetto che voglia chiuderla per sempre è legittimo. 
E sia, tutto ciò è parte della Questione meridionale, mentre i media denunciano scandalizzati presunti sprechi al Sud, al Nord si investe e si spreca per davvero, dall’inutile autostrada doppione Bre-Be-Mi, alla pedemontana lombarda per la spesa di svariati miliardi di euro, fino al vergognoso costo dell’alta velocità al Nord di 67 milioni di euro a km, la stessa che in Francia è costata 10 e in Spagna 9. Alta velocità italiana che si ferma a metà dello Stivale, fatta con i soldi stanziati per farla arrivare a Lecce sulla dorsale adriatica e a Palermo su quella tirrenica.  
Tutti ci chiediamo come mai il Sud non si ribelli unito a fronte di tale vergogna, Antonio Gramsci ne spiegò le ragioni nel suo “Il Risorgimento”, eccole, valide ancora oggi: “Il programma di Giolitti e dei liberali democratici tendeva a creare nel Nord un blocco “urbano” (di industriali e operai) che fosse la base di un sistema protezionistico e rafforzasse l’economia e l’egemonia settentrionale. Il Mezzogiorno era ridotto a un mercato di vendita semicoloniale, a una fonte di risparmi e di imposte ed era tenuto “disciplinato” con due serie di misure: misure poliziesche di repressione spietata di ogni movimento di massa con gli eccidi periodici di contadini… Misure poliziesche-politiche con i favori personali al ceto degli “intellettuali” o “paglietta”, sotto forma di impieghi nelle pubbliche amministrazioni, di permesso di saccheggio impunito delle amministrazioni locali…cioè di incorporamento “a titolo personale” degli elementi più attivi meridionali nel personale dirigente statale, con particolari privilegi giudiziari, burocratici etc. Così lo strato sociale che avrebbe potuto organizzare l’endemico malcontento meridionale, diventava invece lo strumento della politica settentrionale, un suo accessorio di polizia privata.”
Che altro aggiungere alle esaustive parole di Gramsci? Solo una, la mafia, mai combattuta dallo Stato, in quanto anch’essa accessorio segreto di polizia utile al controllo e alla spoliazione del territorio meridionale e al successivo trasferimento di capitali da investire al Nord.

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