DI  MICHELE ANSELMI
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Se n’è andata anche Solvi Stubing, lo stesso giorno di Paolo Villaggio. Tedesca di Berlino, aveva 76 anni, da tempo era malata. Diventò celebre in Italia per una pubblicità televisiva della birra, negli anni Sessanta, dapprima in bianco e nero, poi a colori. Ricorderete lo slogan alquanto malizioso per l’epoca (l’immagine non era da meno): “Chiamami Peroni, sarò la tua birra”. Sull’onda del successo, lavorò in numerosi film a cavallo fra gli anni Sessanta e gli anni Settanta. Tra i suoi registi: Risi, Loy, Pietrangeli, Blasetti.  Si cimentò anche con la politica, sia con il Psi sia con Alleanza Nazionale. I funerali martedì 4 luglio, a Roma, nella chiesa di piazza dei Giochi Delfici.
Non posso dire di esserle stato amico, ma la vedevo spesso alle anteprime cinematografiche per la stampa negli ultimi anni (curava una cine-rubrica tv) e ci si scambiava pareri sui film con reciproca simpatia, almeno da parte mia. Sapeva benissimo, Solvi, che la birra Peroni aveva fatto la sua fortuna, imponendola come volto e corpo di una certa idea tutta italiana della bellezza teutonica: libera e spregiudicata, bionda e un po’ cavallona. Ho saputo della sua morte in viaggio, da Radio 24: parlavano della morte di Paolo Villaggio, mandando in onda un celebre sketch di un “Fantozzi”, laddove il ragioniere pregusta di vedere una partita di calcio all’insegna del rutto libero bevendo, appunto, “una Peroni formato famiglia”. Tutto si tiene a volte.
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