CRISTINA PILOTO

Nonostante i numerosi effetti collaterali dovuti all’uso prolungato, i protettori gastrici sono ottimi farmaci, in grado di controllare le lesioni dello stomaco, quando sono usati però per un tempo breve.
Il vero problema degli inibitori di pompa protonica (IPP) è che spesso sono prescritti per tempi lunghissimi, facilitando l’insorgenza di fenomeni collaterali importanti e gravi.
Normalmente gli enzimi digestivi hanno bisogno di un ambiente acido per funzionare, ma durante l’assunzione di protettori gastrici l’acidità è azzerata e gli enzimi funzionano male, favorendo la comparsa di macromolecole antigenicamente attive, che stimolano la produzione di citochine infiammatorie e di eventuali allergie. Se per milioni di anni l’acidità gastrica ha rappresentato uno strumento di facilitazione della digestione e di difesa dall’ingresso nell’organismo di batteri, il fatto di cancellare o inibire questa acidità rischia di trasformarsi in un danno.
Le persone che usano a lungo IPP possono andare incontro a disturbi importanti come:
  • Artrite
  • Malassorbimento
  • Aumentato rischio di infarto
  • Allergie alimentari anche gravi
  • Carenza di vitamina B12 (ed eventuali disturbi neurologici associati)
La prima digestione, lo sappiamo, avviene in bocca, con l’insalivazione corretta del cibo. Ora, il fatto che anche solo la pepsina (enzima digestivo che lavora in un pH tra 1,5 e 3,5) non possa agire a livello gastrico, significa che all’intestino tenue arriveranno proteine non digerite e che un processo delicato e importante verrà interrotto o modificato.
Questi farmaci vengono prescritti soprattutto per la terapia del “reflusso gastro-esofageo”, anche se accade che in molti casi non riescono a fermare nemmeno il sintomo e non interferiscono sui fenomeni infiammatori lamentati. Molti autori ora stanno descrivendo l’incremento esponenziale della esofagite allergica eosinofila, un disturbo diverso che ha tutti i sintomi del “reflusso” pur essendo dovuto alla presenza in esofago di cellule eosinofile spesso correlate a allergia e ipersensibilità. Si sta cioè comprendendo che lo stomaco e la sua acidità probabilmente c’entrano coi sintomi da reflusso solo in una ridotta casistica (anche se a tutti viene spesso prescritto il protettore gastrico).
Nei casi dove gli IPP devono essere presi obbligatoriamente per terapie importanti (es. trattamento combinato di cortisonici, ad alte dosi, ed analgesici), oppure trattamenti severi (chemioterapia con azione lesiva sullo stomaco), vanno però somministrati anche enzimi che aiutino a completare la digestione.
Laddove invece gli IPP vengono dati come rimedio a forme di irritazione gastrica, andrebbe da principio compreso il perché di quest’infiammazione e rivista l’alimentazione e lo stile di vita della persona in questione.
Quando il corpo inizia a mandare segnali, non serve sopprimere un sintomo. Si può invece imparare ad ascoltare l’organismo e a capire le motivazioni di quel segnale, per riconquistare davvero il benessere.
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