DI GIANFRANCO ISETTA

Mi sembra che D’Alema, come spesso gli accade quando riesce a non farsi troppo condizionare dai suoi legittimi risentimenti personali, rivela lucidità e capacità d’analisi politica che gli sono riconosciute.
L’esponente di Articolo 1, in sostanza dice che occorre aspettare l’esito del voto per poi riprendere, sulla base dei nuovi rapporti di forza acquisiti, la ricerca di eventuali accordi col PD (non col PDR).
Naturalmente questo ragionamento presuppone due condizioni, che D’Alema non esplicita, ma sui cui confida e che sono legate tra di loro:
la prima, una affermazione alle elezioni della nuova formazione politica della sinistra, che si sta tentando di costruire, in grado di modificare i rapporti di forza rispetto a un PD che si auspica ridimensionato dal voto;
la seconda, come conseguenza necessaria, la sconfitta (e la sua liquidazione politica) di Matteo Renzi, considerato il vero ostacolo ad una riunificazione delle forze della sinistra per un programma e una alleanza di governo.
Tutto ciò non tanto e non solo per risentimenti anche personali, perché è indubbio che giochino un ruolo forte in questa fase, ma soprattutto perché Renzi e il suo gruppo ristretto dei fedelissimi rappresentano una visione e una prospettiva politica concretamente in contrasto con quella di una sinistra sia pur rinnovata ma legata alle proprie radici. Le scelte politiche e di governo operate in questi anni e gli intendimenti ancora confermati recentemente da Renzi, rappresentano un ostacolo insormontabile per questa prospettiva a sinistra.
Questa è la partita che si giocherà alle prossime elezioni politiche. Riguarderà anche il destino di alcuni politici ma soprattutto il futuro della sinistra e del Paese.

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