DI LARA CARDELLA
L’attore Domenico Diele, una settimana fa circa, ha ucciso una donna in un omicidio stradale ed è stato trovato positivo ai test su cannabis ed eroina. Sono stati disposti per lui gli arresti domiciliari, ma resta in prigione perché non si trova il braccialetto elettronico. Dal carcere, giustamente, l’attore lamenta la sua condizione, di tossicodipendente, ricordo, e lancia un bel messaggio ai ragazzi, invitandoli a non considerare la droga come una cosa leggera. Ha chiesto perdono alla famiglia della vittima, dice (e non c’è motivo alcuno per non credergli) che le sue notti sono tormentate dall’incubo di ciò che ha causato. C’è una sola sua dichiarazione, insistita, che mi lascia perplessa; quando ribadisce che l’incidente non è dovuto alle droghe Su questo punto si giocherà la condanna: c’è una profonda differenza tra chi si mette alla guida consapevole di essere sotto l’effetto di alcool o droghe e chi si è distratto per il suono del cellulare. Nel momento drammatico che Diele attraversa, questa insistenza, in ogni sua dichiarazione, stona. Anche perché farebbe pensare che, se fosse vero quanto da lui affermato, sarebbe dovuto essere stato più volte alla guida sotto l’effetto di stupefacenti per poter fermamente escludere che non siano stati minimamente causa dell’incidente. Ho considerazione per lo stato in cui si trova e vorrei che venisse curato attentamente, ma preferirei che evitasse di rilasciare ancora dichiarazioni di questo tipo: tolgono sincerità alla sua richiesta di perdono e inducono a pensare a un calcolo che aggiunge solo ulteriore sofferenza alla famiglia della vittima. Che ha avuto la disgrazia di trovarlo sulla sua strada, senza colpa alcuna.
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