DI CHIARA FARIGU

Per ora è solo una bozza di un accordo raggiunto tra Italia Francia e Germania. Una sorta d’intesa in vista del vertice che si terrà a Tallin, in Estonia, e che l’Italia presenterà ai 28 ministri degli interni degli Stati Europei. Un primo passo, il primo vero passo concreto tangibile che lascia ben sperare in una risoluzione pacifica dell’annoso problema dell’accoglienza. Questo è quanto è convenuto ieri al vertice di Parigi tra Minniti e i ministri Thomas de Maziére e Gerard Colomb, presente anche il commissario europeo per gli Affari interni Dimitri Avramopoulos.
Un documento da mettere ancora a punto ma che prevede da subito regole e divieti ben precisi e ulteriori proposte da avanzare ai 28 del vertice di Tallin. Il principale riguarda le Ong che dovranno svolgere le operazioni in mare con regole precise. Previsti anche controlli sui loro finanziamenti. Maggior sostegno economico alla Libia affinché eserciti severi controlli sulle coste. Il punto più importante, da discutere de visu, al tavolo dei 28, la ricollocazione dei migranti. Il più spinoso ma anche quello che non può essere più rinviabile. Ed è soprattutto su quest’ultimo punto che l’Italia farà maggiori pressioni perché è tempo che tutta l’Europa se ne faccia carico.
Un vertice voluto fortemente da Minniti dopo le accese polemiche dell’opposizione e sempre più spesso anche della maggioranza: l’Italia non può e non deve essere lasciata da sola.
I numeri da capogiro degli ultimi periodi relativi agli sbarchi incontrollati hanno infatti provocato forti reazioni anche in chi da sempre è per l’accoglienza a prescindere. Perché dinanzi alla miseria alla sofferenza e alle guerre da cui i migranti fuggono non si può restare indifferenti e dire che è un problema che non ci riguarda. Ci riguarda eccome. Ma non solo noi, noi inteso come Italia. Gli oltre 12mila migranti sbarcati da 22 navi, molte di queste di organizzazioni non governative di altri Paesi hanno acceso un immediato dibattito e portato l’Italia a fare richieste formali all’Europa che da troppo tempo cincischia su questa tema, presa com’è a erigere muri o a voltarsi dall’altra parte. Ipotizzando tra l’altro, in caso di nessun riscontro, anche il blocco dei porti italiani alle navi straniere. Un grido d’allarme vero e proprio. Ripreso pure dal Capo dello Stato “Se continua così la situazione può diventare ingestibile. Non è più sostenibile che tutto il peso dell’accoglienza debba gravare sul nostro Paese. Salvataggi e accoglienza non possono essere disgiunti e dunque il contributo dell’Ue non dovrà limitarsi alle operazioni di soccorso in mare”.
Una richiesta subito accolta dal commissario per le migrazioni Dimitris Avramopoulos: “L’Europa non può più fingere di non vedere. E’ inconcepibile che tutte le navi che fanno operazioni di salvataggio approdino solo ed esclusivamente in Italia”.
Ieri l’intesa a tre. Un primo passo, appunto. Ora toccherà ai 28 trovare la soluzione più equa e giusta. Il “problema” migranti è di tutti, nessuno escluso. L’Europa, per dirla con Avramopoulos, non può più fingere di non vedere. E’ tempo che si assuma le proprie responsabilità

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