DI ROBERTO SCHENA MICHELE
Noiosa ambientazione del Don Giovanni di Mozart al Festival di Spoleto. Esecuzione buona, ma l’intera opera è ambientata in un banale cimitero, settore nobiltà. L’idea è di Giorgio Ferrara, regista e direttore artistico del Festival, “perché è una storia di morte”. No! E’ una storia di amore, sesso, libertinaggio, trasgressione e morte. Il Commendatore è una insensata testa formato kolossal che entra in scena lateralmente, spinta dai macchinisti: suvvia, nemmeno l’eleganza formale di una statua equestre, richiesta dal testo di Da Ponte in chiusura. La scenografia, inadatta, anzi assurda, ha rischiato di rovinare la fatica di tanti artisti, solo la loro bravura l’ha impedito. L’inferno, destinazione finale di Don Giovanni, è la platea illuminata da luci rosse. Non ho parole.
Direttore l’americano James Conlon, 67 anni, un maestro importante, noto per le ottime prestazioni in campo lirico, già direttore dell’Operà di Parigi, ma appunto per questo se nemmeno i direttori come lui sono in grado di fare proprio l’insegnamento di Toscanini, secondo il quale deve essere il direttore d’orchestra alla fine a decidere su tutto, significa lasciare libero accesso alle follie, agli snobismi e ai pazzi del momento.
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