DI UDO GUMPEL

Posso ricordare il ragionier Ugo Fantozzi senza cadere nel tranello dell’italians-bashing? Senza confonderli per la maschera che Paolo Villaggio aveva creato? Si, penso di si. Ammetto: Fantozzi mi ha fatto innamorare dell’Italia. Riecco il perfido crucco, lui l’Italia lo ama, ma soltanto la sua caricatura1 Non è vero. In Fantozzi c’è tanta verità, umanità. Prendo parte per il perdente. Ecco un paese che non aspirava alla grandeur, povero, sottomesso, ma veritiero. Suddito, dipendente, ribelle che finisce sempre nella bacinella dei ceci.
Ci siamo tutti identificati con le sue sventure. A molti non è piaciuto perché mostrava quella parte del carattere nazionale che si tende a nascondere. E chi non ha elaborato bene la sua maschera, lo imita pure, inconsciamente, se pensiamo al mitico dialogo al tennis, “Filini, batti” e aspira, in scia a lui, ci sono oggi dei personaggi, che aspirano a governare l’Italia. Lui non lo avrebbe mai voluto fare. Sapeva dove era il suo “posto”. Personaggi copioni della sua maschera non sono soltanto alcuni dei miei tanto amati pentastellati, ma tutta la filiera della sinistra sindacalista che dovrebbe ritrovarsi nell’acquario dei dipendenti dei più fedeli, oppure ci si immedesimano nel megadirettore galattico?
Ammetto che Fantozzi mi ha insegnato la vita reale di questo paese, lo amo per questo, mi ha insegnato il congiuntivo, mi ha fatto entrare nella psiche dell’uomo semplice che desidera soltanto mangiare in santa pace al ristorante giapponese oppure al gran ricevimento della Contessa senza incendiarsi la bocca. Ho imparato da lui che cosa significa essere italiano. E non ha nulla di spregiativo. Preferisco passare una giornata ad un ragionier Fantozzi e Filini che a gente spocchiosa d’elite, di destra o di sinistra. Fantozzi non era “razzista”. Lui stesso si riteneva il massimo dell’inferiore, sentiva una naturale simpatia e solidarietà con altri rigettati. Non sarebbe mai divenuto leghista, per intendersi.
Sapeva che cosa significava esser l’ultimo.
Ha cambiato il carattere nazionale, in bene. Ha dato dignitè al piccolo dipendente senza titoli. Ora vediamo che una dei suoi parigrado ce l’ha pure fatta a diventare Ministra! Non è un trionfo per lui? Il Paese si è fantozzizato. Ogni volta che guardo una partita di calcio in tv pensavo al rutto libero del caro genovese, anche se la frittata di cipolle non è proprio il mio piatto preferito. Embeh?
Purtroppo non lo ho mai conosciuto di persona, abbiamo frequentato amici in comune, ma non si sono mai incrociate le nostre strade. Ma non fa niente. Lui nella vita mia ha un posto fisso, quello, al quale aspirava sempre, che difendeva, anche se era nel sottoscala, al buio. Ora, con il ragionier Fantozzi dovrebbe esser anche sepolto anche l’eterno sogno del posto inamovibile nella stessa ditta, stesso parcheggio. Ma della sinistra d’antan ce ne occuperemo un’altra volta. Fatemi prendere il bus al volo.

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