DI FRANCO BERARDI
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Le decisioni del vertice che si è svolto ieri  (http://www.repubblica.it/esteri/2017/07/02/news/migranti_intesa_francia_italia_germania-169807654/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1) in preparazione dell’incontro di Tallinn sono univoche: l’onda migratoria va fermata con la costruzione di immensi campi di sterminio. Le organizzazioni non governative che salvano migranti nel mare vanno contenute, ridimensionate, limitate, criminalizzate, represse. Esternalizzazione delle frontiere europee significa sterminio. Sterminio è la sola parola che definisca oggi l’Europa. Nazismo è la sola forma politica che corrisponda all’anima del popolo europeo.
Un amico, il cui nome non dirò perché mi ha scritto privatamente, mi mette in guardia contro l’uso poco meditato della parola “nazismo”, ridotta quasi a un mero insulto. Si tratta di un’obiezione che prendo in attenta considerazione, perché sono ben consapevole del problema. Non possiamo e non dobbiamo denunciare come nazista una politica che ci appare negativa, pericolosa, aggressiva, violenta, autoritaria, o anche criminale.
Quando diciamo Nazismo intendiamo qualcosa di ben specifico, ma cosa? Qualcuno dice: il male assoluto, ma si tratta di un’espressione priva di senso, un modo per evitare il problema. Il male assoluto non esiste, esistono innumerevoli gradazioni di male, di violenza e di sofferenza. Storicamente il nazismo è stato la reazione razzista del popolo (tedesco) bianco posto in una condizione di impoverimento e di umiliazione. Nazionalismo, razzismo, sterminio sono stati caratteri essenziali del Nazismo. Subito dopo la guerra Karl Jaspers (in un testo dal titolo Schuldenfrage) osservò che sarebbe sbagliato pensare che il Nazismo non si sarebbe ripresentato nella storia, e invitò a distinguere il nazismo come fenomeno storico dal nazismo come possibilità intrinseca alla storia umana.
Negli ultimi decenni ci siamo abituati a considerare il Nazismo come l’assoluta eccezione e al tempo stesso come il termine di paragone. Chiunque sulla scena degli ultimi decenni ha giurato “mai più” nazismo, ma in questo modo abbiamo implicitamente accettato la barbarie la violenza lo sterminio purché non fossero come Auschwitz. I bombardamenti sui civili in Vietnam, l’interminabile segregazione del popolo palestinese, la tortura ad Abou Ghraib non sono belle cose, d’accordo. Ma mica sono come il nazismo. D’accordo, allora chiudiamo un occhio.
A forza di chiudere gli occhi ora è difficile dire che non è Nazismo: siamo di fronte allo sterminio sistematico di migliaia di persone per annegamento, all’internamento di milioni di persone in campi di concentramento disseminati in un territorio che va dalla Turchia al Marocco, alla violenza sistematica sulle donne e i bambini, allo schiavismo esercitato sul territorio europeo nei confronti dei clandestini, e alla violenza razzista sempre più frequente. E ora siamo giunti alla persecuzione di coloro che cercando salvare l’ebreo dalla camera a gas, pardon, il migrante dall’acqua salata.
Qualcuno dirà: ma non sono mica stati sterminati (ancora) sei milione di persone. E’ vero, vogliamo aspettare?
Non mi importa sapere se Marco Minniti ha la svastica. Riconosco nelle sue parole nelle sue azioni nelle sue intenzioni i tratti del Nazismo, ed è mio dovere dirlo, anche se fosse l’ultima cosa che faccio nella mia vita.
Serve a qualcosa? Forse non serve a niente, però mi sembra urgente dirlo: in tutto l’Occidente (non nella sola Germania che al contrario sembra paradossalmente una delle poche isole felici, per il momento) stiamo assistendo al diffondersi della reazione razzista, autoritaria violenta, sistematica della razza bianca umiliata e impoverita dal capitalismo finanziario. E’ esattamente quello che accadde negli anni ’30, con una sola differenza: l’estensione del Nazismo è oggi enormemente più vasta, e nella società non esistono più (o forse non esistono ancora) le condizioni ideologiche di una riscossa civile.

 

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