DI ALBERTO TAROZZI
Il minivertice di Parigi, tra i ministri interessati alla questione dei migranti, pareva essersi concluso con un accordo che desse qualche concessione all’Italia. Minniti sorridente.
Ma ci ha pensato Sua Maestà Macron in quel di Versailles a dissipare i dubbi sull’ampiezza delle proprie vedute geopolitiche e a lanciarci metaforici pesci in faccia.
Non solo la solita manfrina contro i migranti economici, con alla mano dati dubbi, che paiono provenire dalle retrovie della nostra Lega. L’affermazione sconcertante è piuttosto “Le nostre frontiere vanno mantenute”.
Vale a dire che la Francia intende prorogare, a quanto pare unilateralmente, le deroghe a Schengen, un trattato che cancellerebbe le barrriere interne alla Ue. Deroghe conquistate dai premier precedenti a suon di sviolinate in quel di Berlino. Oggi, che la Markel sarebbe con noi più accondiscendente, Macron guarda ad allearsi con Budapest o con l’Estonia, paese la cui accoglienza è testimoniata dal fatto che una buona parte di chi vi abita pare non godere dei pieni diritti di cittadinanza.
Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei e chi sia veramente Macron non sfugge ormai più a nessuno.
Reazione a catena: se i profughi avranno il divieto di sbarcare a Marsiglia, perché accoglierli in quel di Barcellona? La Spagna si accoda. E perché mai dovrebbero varcare il Brennero? L’Austria rafforza la polizia di frontiera.
Restiamo ancora una volta col cerino in mano, con tante pacche sulla spalla dal due di picche Juncker e perfino di provenienza statunitense.
Vittime delle canagliate altrui: forse su questo versante il parlamento italiano troverà il modo di esprimere un concorde biasimo. Consoliamoci, con poco.
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