DI LUCIO GIORDANO

Si rassegni , Giuliano Pisapia. Se voleva ricucire con il Pd, è chiaro che la fatica è vana. Renzi non ha nessunissima  intenzione di ricreare il centro sinistra, perché la stagione dell’ulivo per lui  è finita. I pasdaran dell’ex presidente del consiglio sono convintissimi di questo. E i pontieri del Pd, Da Orlando a Zingaretti, non riusciranno nemmeno nella infuocata direzione di giovedì, a convincere l’ex sindaco di Firenze a fare un passo indietro. Ormai, insomma,  il partito renziano è destinato a spostarsi sempre più a destra, l’intesa con Berlusconi sembra assodata con qualsiasi legge elettorale e, dunque, c’è poco da fare.

E allora? Allora a Pisapia non resta che ricreare da solo, e con articolo 1 MDP, un centrosinistra competitivo. Al momento un movimento del genere garantisce almeno il 15 per cento di consensi, e non è roba da poco. Quei voto li rosicchierà tutti o quasi tutti al Pd, che si avvia all’irrilevanza, soprattutto se Macron, in Francia, verrà messo sotto tutela da un parlamento inviperito da un presidente della Repubblica, che considera Parigi un suo possedimento. Il punto di riferimento  politico di Renzi, rischia infatti  di non durare più di sei mesi. Sì, sei mesi,  prima che i francesi decidano di inseguire Macron con i ‘forcon’.

L’esperimento transalpino.  in effetti. è  già fallito. Poche storie. Del resto solo la folle legge elettorale francese ha consentito la nascita di questo mostro politico. Altrimenti, Macron,  avrebbe al massimo galleggiato. Se ci fate caso, ragionando in stretta prospettiva,  è lo stesso  fallimento di  tre anni di renzismo. L’ex premier, anche sul lavoro, dimostra di aver sbagliato i conti. Il Jobs act, ormai è appurato, è stato un disastro totale, e questo mese l’Istat registra 50 mila  occupati in meno.

Ecco: per risultare vincente, Pisapia dovrebbe condurre una battaglia elettorale proprio sull’abolizione del jobs act e della buona scuola. Solo cosi il centrosinistra tornerebbe ad essere credibile. Ma avrà il coraggio, l’ex sindaco di Milano, di attaccare proprio i capisaldi del renzismo?  A giudicare dall’evento di sabato scorso a Piazza Santi Apostoli, qualche dubbio c’è. Pisapia e Bersani hanno dimostrato  ancora una volta di essere persone perbene, ma tutti e due sono sembrati senza nerbo, senza quella grinta necessaria a rilanciare per davvero  il centro sinistra. E cosi, con questo approccio blando alla politica, oggi  puoi riconquistare giusto gli elettori delusi del Pd, che continuano a credere nel riformismo morbido. Ma i giovani, gli arrabbiati, gli elettori di sinistra sinistra non li recuperi nemmeno promettendo viaggi premio ai caraibi. Servirebbe dunque un Corbyn, oppure un Sanders per infiammare chi da troppi anni ha deciso di non votare più. Parole semplici, programmi semplicissimi, parole concrete e di sinistra appunto, come lavoro non precario e con salari dignitosi, scuola per tutti e sanità pubblica. Niente di tutto questo è emerso invece  giorni fa a Santi Apostoli.

Certo è evidente  che sinistra e centrosinistra dovrebbero unirsi sotto un unico ombrello per ramazzare quel 30 per cento alla loro portata, utile per governare. Ma a naso non ci sono le condizioni per unire in un cartello tutti i progressisti italiani. Troppe le distanze tra Pisapia e Bersani e il Partito di Fratoianni , quello di Acerbo,  il movimento di Civati e le proposte  programmatiche di Montanari e la Falcone. Tutti insieme, giusto ricordarlo,  a sinistra valgono un 15 per cento abbondante.  Con un proporzionale puro,  nulla vieta allora  che sinistra e centrosinistra possano, dopo le elezioni, trovare un punto di incontro. Sia un polo che l’altro  a conti fatti , dovranno accontentarsi di dividersi quel 30 per cento di elettori.

Del resto gli altri tre poli non stanno meglio. Anche Pd e Forza Italia fluttuano grosso modo  su un 15 per cento a testa. Lo stesso valgono  Lega nord e Fratelli d’italia, ma insieme. Solo il Movimento 5 stelle, al momento, gode di un 25 per cento di consensi, ma con qualche scossa di troppo all’interno del partito che potrebbe eroderne i consensi. E alla fine, non potendo governare da soli, l’unica strada possibile è che i grillini abbassino le penne e decidano di formare un governo insieme con la sinistra e il centro sinistra. Non è garantita la tenuta. Ma al momento sembra davvero l’unica strada percorribile. Ecco perché Renzi, Berlusconi e  Salvini, in questi giorni sono molto, molto nervosi.

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