DI BARBARA PAVAROTTI
Non più traditore, come l’ha definito lo stesso ministro Orlando, ma spia in missione per il Pd, infiltrato nelle linee nemiche a scopo sabotaggio. Questa in sostanza l’ultima versione di Remaschi Marco, soprannominato a Ghivizzano, dove abita, il “pescecane”. Tre versioni diverse sulla telefonata di appoggio a Santini cominciano a diventare troppe. Prima la più ovvia: è tutta una balla, non è vero. Poi, di fronte all’evidenza della registrazione, è nata la linea dello “scherzo, del gioco”. Ora se ne esce con lui in versione mimetica, camaleontica, che ha come unico obiettivo far abbassare la guardia allo sfidante del centrodestra. Rendendolo troppo sicuro di sé e quindi indebolendolo. Facendogli capire che il Pd è un partito lacerato e non avrà chance al ballottaggio. Quindi lui, Santini, sedesse pure sugli allori e si rilassasse che tanto “Marco tuo è con te”.
Non ne azzecca una ultimamente Remaschi Marco da Altopascio, il paese natio. Sembra chiaramente in stato confusionale. Il potere pare avergli dato alla testa. E, insieme a lui, a tutti quelli che gli fanno quadrato intorno: i super renziani in via di estinzione, se continuano così.
Se questa ultima versione – e magari ne spunterà una quarta fra poco – è vera, è anche peggio rispetto alle precedenti. Perché è la prova di un gruppo di potere che gioca sporco, sporchissimo, che non si ferma di fronte a nulla. Remaschi parla, per questa telefonata, di “strategia politica”. Se questa è la strategia del Pd, fregare l’avversario sotto le mentite spoglie della colomba portatrice di pace, infiltrarsi nel campo nemico fingendo di stare dalla sua parte, è meglio starne alla larga. Dov’è la chiarezza, lo scontro leale a viso aperto? Dove è finita quella questione morale orgoglio di Berlinguer per cui la sinistra era migliore e più corretta degli altri? Quella serietà dei vecchi comunisti per cui la parola era una e una sola e mai si sarebbero sognati di fare imbrogli del genere? Ma si sa, la fedeltà di nome e di fatto è parola antica. E’ arrivato Renzi e il suo fan club, e tutto è stato sdoganato, tutto è permesso. Ogni mossa è giusta in vista del fine supremo: l’occupazione del potere. Remaschi ha fatto come il suo amato leader con Enrico Letta: “Remo, siamo amici, stai sereno..”. Del resto cosa ci si poteva aspettare da una corte di ex democristiani, liberali, margherite o simil tali abituati ad andare dove il vento gira? Il socialismo e il comunismo se ne sono andati a farsi benedire e con loro gli antichi valori.
Ora che succede? Che i maggiorenti del Pd lucchese hanno deciso che il caso Remaschi da nazionale diventa locale, localissimo. Tutto si decide nei locali del Pd di Lucca, nei circoli. Ma Remaschi non è un X militante: è un assessore regionale, con voglie parlamentari. Dicono che il caso è nato a Lucca e a Lucca si chiude: forse. Non sarà facile. La macchia rimane. Ha ragione il ministro della giustizia Orlando: “è una fotografia tristissima”. Hanno ragione i pochi che osano prendere posizione, come il sindaco di Prato e presidente dell’Anci toscano Matteo Biffoni, pur renziano: “Se non si dimostra che le accuse di Santini sono false, è inaccettabile per un partito tollerare che i suoi esponenti lavorino per la concorrenza. Si può discutere quanto si vuole”.
Ok, Remaschi giura e stragiura che alla concorrenza si è rivolto per fregarla. Che ha sempre lavorato per il bene del partito. E snocciola i successi ottenuti: voti e solo voti. Altopascio, Borgo a Mozzano, Barga. Ecco cosa interessa al Pd: i voti. Non parla, l’assessore, del bene fatto alla cittadinanza, dei risultati sul territorio che non siano solo elettorali. Perché, su quelli, è meglio star zitti. Se il Pd ha fatto tanto, lo devono dire i cittadini a guida piddina, non lui né il partito. Spieghi con chiarezza cosa ha fatto di bene per la sua terra in termini di benessere collettivo con cifre, dati legati all’occupazione e poi se ne riparla. Nella sua conferenza stampa ha saputo solo dire che ha tenuto alta la bandierina renziana nel territorio. Bravo davvero. Sai cosa gliene frega ai cittadini non politicizzati dello stato di salute del Pd in termini di poltrone?
Ma lo sa Remaschi che proprio nelle sue zone è in gran parte malvisto? Che nessuno lo sopporta? No, non lo sa, perché è circondato anche lui da un circo di ruffiani. E tutti, visto il potere che rappresenta, sono pronti a riverirlo di facciata e poi a parlarne male alle spalle, a odiarlo di nascosto. Se lo chiamano “il pescecane”, un motivo ci sarà. Lo sa cosa dicono del suo progetto dello stadio a Ghivizzano i non fedelissimi? Che lo vuole realizzare solo per lasciare un suo marchio indelebile nel tempo, che ha ridotto sul lastrico il comune per via dei 600 milioni accantonati come quota parte. Parlano di sue manie di grandezza, mentre lì tutto sta andando a rotoli.
Ora si sarebbe pure arrogato il diritto, senza dir nulla ai vertici del partito (se mai fosse davvero così, perché se lo sapevano vuol dire che erano tutti fuori di testa), di fare l’infiltrato. Sempre per il bene del Pd, che, invece, grazie a lui, sta vivendo uno dei suoi momenti peggiori. Pensate solo se fosse successa una cosa simile ai 5 Stelle: un grillino d’alto grado chiama un avversario per dargli il proprio appoggio. Fuori subito. Niente scuse. Dal Pd, se è ancora un partito con un briciolo di dignità, la gente si aspetta un comportamento analogo. Altrimenti sarà sempre più difficile sostenere la già incerta tesi del “noi siamo i migliori”.
http://www.lagazzettadilucca.it/politica/2017/06/remaschi-il-bugiardo/#.WVrdqYAs49c.facebook

 

Annunci