DI PADRE MAURIZIO PATRICIELLO

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Alla Chiesa è stato affidato un tesoro di inestimabile valore. Non è suo. Suo è il dovere di approfondirlo, viverlo, custodirlo. Lo scrigno, però, col passare dei secoli, si appesantisce, va soggetto a incrostazioni. C’è continuamente bisogno di riportarlo alla freschezza delle origini. C’è bisogno di rinnovamento. Papa Francesco: « Le riforme vanno avanti». E, recentemente, a chi è eccessivamente impaurito delle novità dello Spirito: « Non svendo la dottrina, seguo il concilio». Non ne avevamo mai dubitano. La Chiesa è un iceberg. Ciò che si vede all’ esterno è solo la punta. La parte più importante, immensa, sott’ acqua. Il tesoro della Chiesa è Gesù. E Gesù impazzisce di gioia per gli uomini. Per loro è nato, per loro è morto e risorto. E, tra gli uomini, nel suo cuore, un posto particolare lo occupano i poveri, gli ultimi, gli scartati da una società sempre più opulenta, ingiusta e contraddittoria. Il Papa lo sa: la Chiesa non è il sole che risplende a mezzogiorno ma la luna che, dolcemente, ne riflette i raggi. Gesù si è fidato di noi. Non ci ha nascosto niente. Ci ha rivelato tutto, ci ha indicato la strada. Ci ha promesso la sua presenza. Sempre. Abbiamo da dissetare il mondo. La sorgente non è nostra, noi siamo solo gli idraulici, gli imbottigliatori. La fonte è Lui e Lui appartiene a tutti. È Lui il vero patrimonio dell’ umanità. È vero, siamo vasi di creta. Poveri, fragili, ma ripieni di Spirito Santo. La nostra condotta, il nostro parlare, i nostri stili di vita possono spalancare la strada al vangelo. Ma anche – Dio non voglia – sbarrarla. Nostro compito è preparare una strada nel deserto, abbassare le montagne, colmare le valli per permettere agli uomini di incontrare Gesù. Nostro dovere è non confonderli, non scandalizzarli, non mandarli via. “Alcuni greci andarono da Filippo e gli chiesero: « Signore vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea e poi insieme andarono da Gesù”. Filippo non è Gesù. Andrea non è Gesù. Il Papa non è Gesù. Di Gesù, però, Francesco, è profondamente innamorato. Sulle spalle del Papa e della Chiesa grava una responsabilità enorme: hanno da portare Cristo al mondo e il mondo a Cristo. Lui, il Maestro, è la Luce, noi siamo gli elettricisti, gli operai, i fili che gli consentono di illuminare la città. Il mondo ci sfida. Ci tallona. Ci sprona. Ci spinge. È come se ci dicesse: « Il messaggio che portate è troppo bello, tanto che facciamo difficoltà a crederci. Se è vero che Cristo vi ha riempito il cuore, dimostratecelo… ». Ecco la ragione per cui Papa Francesco ci ricorda che l’ odore delle pecore ci profuma, ci nobilita. “ Non si può parlare di povertà e vivere da faraoni” disse. E, recentemente: « I preti abbiano il coraggio della povertà». Stupendo. Chi vuole bene a Gesù si trova a suo agio solo in mezzo ai poveri. Lo Spirito soffia dove vuole, quando vuole, su chi vuole. Non si lascia imbrigliare da niente e da nessuno. Lo spirito è vita, è gioia, è pace, è comunione. Il Papa non si stanca di ricordarcelo. Ringraziamo Dio per il dono di papa Francesco e della Chiesa. Padre Maurizio Patriciello.
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