DI ELIO LANNUTTI

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Entro il 31 dicembre 2018 termine ultimo per loro conversione, ma serve maggiore informazione per evitare di perdere ai possessori i sudati risparmi
Da oggi 4 luglio 2017, i libretti al portatore non possono più essere aperti in banca od alla posta, mentre per quelli in circolazione, devono essere convertiti entro il 31 dicembre 2018, per trasferire il denaro depositato sul proprio conto corrente, ritirarlo in contanti o trasformarlo in nominativo, perché incompatibili con le norme antiriciclaggio, in ottemperanza alla IV direttiva europea sul risparmio, che impone norme più restrittive per prevenire il riciclaggio internazionale e il finanziamento al terrorismo.
Quindi da oggi 4 luglio 2017, banche e poste potranno emettere solo libretti di deposito nominativi, per poter garantire tracciabilità e individuazione del titolare effettivo, intestatari, cointestatari, delegati, tutti identificati all’atto di apertura, mandando in soffitta strumenti di veicoli di risparmio molto popolari, che hanno costituito per decenni una sorta di “regalo”, trasferiti tra generazioni vecchie e nuove essendo stati a lungo un regalo dei nonni o dei parenti più stretti per il battesimo, o per i primi compleanni dei nipotini.
Il governo ha approvato il decreto che sancisce il termine recependo una direttiva europea in materia di anti-riciclaggio, nella riunione dello scorso 24 maggio; il 20 giugno 2017 il testo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, con entrata in vigore prevista proprio da oggi 4 luglio, con un provvedimento che interesserà decine di migliaia di famiglie, per controvalori importanti, considerando che soltanto nel bilancio al 31 dicembre 2016, le Poste avevano in bilancio una consistenza di 119 miliardi di euro di soli libretti di risparmio, senza distinguere i libretti al portatore da quelli nominativi.
Per questo occorre una campagna di informazione, per offrire la possibilità ai titolari dei libretti al portatore, che in teoria dovrebbero essere frazionati entro il limite dei mille euro, di poterli estinguere ed incassare il saldo in contanti agli sportelli, convertirli in nominativi o di trasferirli sul proprio conto corrente o libretto di risparmio nominativo se già esistente, entro il 31 dicembre 2018,per evitare cattive sorprese che tuttavia, in base alle norme dei Fondi Dormienti, potrebbero essere recuperati, ma dopo molto tempo e defatiganti iter burocratici.
Infatti la norma sui Fondi dormienti, D.P.R. n. 116/07 il cui contenuto definisce questa particolare categoria e stabilisce le nuove regole per la loro gestione, facendo diventare conti e libretti “dormienti” quelli per cui ogni attività di movimentazione si ferma per un periodo uguale o superiore a 10 anni, ha assegnato alla CONSAP, Concessionaria servizi assicurativi pubblici spa, la loro gestione. Per il recupero del denaro presente in libretti o altri strumenti di risparmio è necessario compilare un’istanza di rimborso, che può essere redatta in carta semplice o mediante modelli presenti online, nella quale devono essere inseriti, con precisione dati ed informazioni necessarie a chiarire la propria posizione, corredati di documento di identità, codice fiscale e in caso di eredi il certificato di morte del titolare.
La domanda, insieme a tutta la documentazione, può essere depositata esclusivamente in forma cartacea (nell’era digitale un espediente per scoraggiare e guadagnare tempo) , mediante lettera raccomandata a/r, all’indirizzo: CONSAP S.p.A. Rif. Rapporti Dormienti- V. Yser 14 – 00198 Roma. Per informazioni sulle modalità di presentazione della domanda e chiarimenti, è attiva una la mail: rapportidormienti@consap.it.
Poiché la procedura ha tempi non proprio brevi, è bene evitare, ove possibile di farvi ricorso, per recuperare e le somme ‘dimenticate’ in banca, alla posta e/o nelle assicurazioni, dove giacciono circa 4 miliardi di euro di polizze non reclamate.
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