DI BARBARA PAVAROTTI
Giorgio Del Ghingaro farebbe bene a occuparsi dei prezzi dei suoi ombrelloni, per i quali per un mese si arriva a spendere anche 1200 euro, peggio di un appartamento, 45 al giorno (dati dell’Associazione balneari di Viareggio). Piuttosto cari. E siamo certi che sì, ha ragione, è una polemica da ombrellone perché questa estate – se il Pd non trova una soluzione decorosa e non affossa tutto come è solito fare – in spiaggia se ne parlerà e a lungo del caso Remaschi. Ne parlerà e ne parla la gente comune, quella per la quale è inconcepibile che un assessore regionale renziano fornisca tre diverse versioni come spiegazione della sua telefonata d’amore all’avversario di centrodestra Remo Santini. Quindi non sono affatto da sottovalutare le polemiche “da ombrellone” perché rispecchiano il sentire comune. Cosa da cui il Pd si è allontanato da un pezzo. Infatti è in rianimazione e la sua sopravvivenza è un accanimento terapeutico. Proprio come la sopravvivenza politica di colui che è definito nel paese dove abita, Ghivizzano, “il pescecane”.
Il Pd sta cercando di rianimare in tutti i modi questo assessore, la cui carriera appare onestamente un po’ bruciata. A 60 anni capita, è capitato a tante persone che hanno perso il lavoro e non è il caso di fare le vittime pensando a chi invece è rimasto a terra senza uno straccio di protettore. Invece Remaschi ne ha tanti. Il Pd fa quadrato intorno al suo primattore renziano e tutti gli altri esponenti politici di opposizione, a partire da Mpd che vuole tornare ai valori di purezza originari, se ne stanno ben zitti. Persino in ambito locale.
E se questi commenti ci stanno sono del tono “un colpo al cerchio e uno alla botte”. Tanto per non sbilanciarsi troppo. Come Leonardo Marras, capogruppo Pd in consiglio regionale, che prima la definisce “vicenda seria che non può essere derubricata con minimizzazioni superficiali, è inaccettabile che chi milita in un partito ed è parte integrante di una comunità possa tradirla così”, poi, nello stesso post su Facebook, precisa: “Nessuno ha mai dubitato della lealtà e della correttezza di Remaschi. E’ giusto però che siano tutti gli iscritti del Pd di Lucca a esprimersi”.
Si esprimeranno sulla versione numero tre dell’assessore: “quella telefonata era una strategia politica” (le prime due erano: è tutto falso, era uno scherzo), volta a far credere all’avversario che il cuore dell’assessore renziano batteva per lui. Scopo: indebolirlo e fargli abbassare le difese, in modo che se ne stesse tranquillo nei giorni pre ballottaggio e non rompesse tanto con la campagna elettorale. C’è da chiedersi se il fine stratega sia stato solo Remaschi o se questa “strategia politica” sia stata concordata con i vertici Pd. Se giocare al ruolo dell’infiltrato che si mette la tuta mimetica e fa spionaggio sia davvero solo una non brillante idea dell’incauto assessore. Conoscendo Remaschi, che tutto è fuorché uno sprovveduto, e conoscendo il Pd che è un partito dove le iniziative personali sono rigorosamente vietate, si propende per la seconda ipotesi: il “giochiamo a fare la spia” sembra proprio un parto collettivo, frutto di una genialata comune malsana. Il Pd ci ha abituato a certi parti mostruosi, agli accordi sottobanco e a non dire mai la verità. E soprattutto a coprire gli scandali che regolarmente emergono.
Questa storia – anche se Del Ghingaro la vuole affossare – è tutta da chiarire. Non basta che Remaschi si accolli ogni colpa e faccia da capro espiatorio. Gli altri si stanno fregando le mani: nei guai ci è finito lui e, se sta zitto, verrà pure ricompensato. I conti non tornano: troppo frettolosa quella telefonata, come fatta di malavoglia, come fosse il frutto di un ordine partito dall’alto. La famosa strategia politica, appunto, di cui parla Remaschi. E che il sindaco di Viareggio, che pur ha detto addio al Pd, difende evidentemente, visto che non si dissocia. Definisce “scorretta” solo la divulgazione della telefonata incriminata, non il suo contenuto. Anche lui, basta. Ma lo vuole capire, pure il viareggino, che la colpa, tanto per usare una metafora, è di chi ruba, non di chi scopre e denuncia il ladro? Lo vuole capire che la colpa non è dei giornalisti se pubblicano certe infamità, ma di chi le ha commesse? E Santini rimane un giornalista, la cui professionalità è stata presa un po’ troppo sotto gamba. A Roma un assessore della giunta Raggi è caduto per aver confidato a un giornalista giudizi inopportuni. E qui in Lucchesia questa storiella grave deve essere sotterrata? Ma ci facciano il piacere di non rendersi ridicoli gli amministratori e i politici locali. E pure quelli nazionali.
Inutile poi che Del Ghingaro dia consigli a Tambellini invitandolo a “mettere fine a questa inutile e accaldata discussione sul nulla”. Primo, si spera che il sindaco di Lucca, a 62 anni suonati, sia in grado di cavarsela da solo senza i consigli dell’amico viareggino. Secondo: “il nulla” non è davvero. Ce la vogliono far passare per una scemenza estiva i quadri renziani e i loro amici, anche fuoriusciti. Tutto è scemenza per il Pd e per chi comanda: il caso Consip, le intromissioni nelle banche. Si gradirebbe una maggiore serietà anche in Lucchesia. Sperando che ci pensi san Rossi, il governatore, che ha già annunciato “una decisione della quale mi assumerò ogni responsabilità”.
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