DI LOREDANA LIPPERINI
Ho fatto passare qualche giorno, ma infine la sensazione iniziale è identica: o voi che vi siete indignati per la foto delle ragazze con l’ombrello, dove pensate di vivere? Una foto è una foto è una foto, dunque una narrazione, come direbbe Scianna, dunque è potente. Ma la realtà è quella da un bel pezzo. Quella, direbbe la cara Atwood (lo ha detto al New York Times, e Antonella Garofalo ha tradotto), che è molto vicina a noi. Leggete:
“Si, le donne fanno branco contro altre donne. Si, sono pronte ad accusare altre per sviare le attenzioni da sé stesse: nell’era dei social media questo sciame che attacca è una cosa che è spesso sotto i nostri occhi. Si, ben volentieri le donne assumono posizioni di potere nei confronti delle altre donne, anche quando – anzi direi soprattutto e piuttosto – fanno parte di sistemi sociali in cui le donne nel loro complesso hanno scarso potere. Il potere del resto è relativo e in tempi difficili ogni piccola quantità di quello è pur sempre meglio che niente”.
E ancora.
“Il risveglio dopo le recenti elezioni americane pullula di paure e di ansie. Le libertà civili fondamentali sembrano in pericolo così come molti diritti delle donne, conquistati nei passati decenni, per non dire secoli passati. In questo clima di divisioni, in cui l’odio verso molti gruppi sociali è espresso senza vergogna da estremisti di ogni genere, ho la certezza che da qualche parte – ed in gran numero, immagino – stanno scrivendo ciò che gli sta accadendo e quello che loro stessi stanno sperimentando. O se ne ricorderanno e lo scriveranno più tardi, se potranno.
I loro messaggi saranno nascosti, censurati? Saranno trovati, secoli dopo, in una vecchia casa, dietro un muro?
Lasciateci sperare che questo non dovrà accadere. Io confido che non accada.”
Pure io, nel mio piccolissimo.
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