DI CHIARA FARIGU

Il “caporalato”, ovvero quel sistema illegale di reclutamento di manodopera a basso costo per prestazioni agricole ha subito oggi un altro duro colpo. Probabilmente il più consistente di quelli sferrati negli ultimi tempi.
Ammonterebbero infatti a circa 10milioni di euro i beni sequestrati ad un imprenditore agricolo di Paternò dagli uomini della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) coordinati da Renato Panvino, della Polizia di Stato. Ad emettere il decreto di sequestro il Tribunale -Sezione Misure di Prevenzione- di Catania. L’imprenditore sarebbe gravemente indiziato di aver costituito un’associazione atta al reclutamento di manodopera straniera, soprattutto rumena, per essere utilizzata nelle campagne paternesi e limitrofe con forme e modalità del cosiddetto “caporalato”. Vale a dire in totale assenza delle garanzie, anche minime, di tutela spettanti ai lavoratori relative alla retribuzione, agli orari e alle condizioni igienico-ambientali per le opere richieste.
Il decreto di sequestro, uno dei primi eseguiti in Italia, ha consentito di mettere i sigilli a numerosi immobili ubicati tra Catania e Messina, ad una decina di automezzi nonché all’impresa agricola e ai connessi rapporti bancari. Maggiori dettagli saranno resi noti dall’apposita conferenza stampa della DIA nel corso della mattinata

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