DI LUCA SOLDI

Ha sbagliato chi pensava che questa direzione del Pd fosse quella dove si doveva arrivare allo scontro. Non poteva essere così. Il copione non poteva neppure prevedere
il completo appiattimento. Così tutto e’ andato come doveva andare.
Anche la mancata diretta streaming ha contribuito a tenere viva l’attenzione dei media.
E così Matteo Renzi, partendo dallo Ius Soli ha aperto il suo intervento all’inizio della direzione insistendo sulla battaglia per la legge: “Dobbiamo andare avanti”.
Ma i fuochi di Matteo non si sarebbero potuti sparare se l’altro Matteo, Orfini, non avesse blindato anche internamente i lavori. Quelle del leader della componente dei Giovani Turchi non sono state semplici raccomandazioni ma veri ordini.
“Non fare tweet e post nel corso della direzione”, questa la richiesta del presidente del partito all’inizio della direzione.
Naturalmente è andata a finire in modo diverso perché chi in un modo chi nell’altro molti dei partecipanti hanno fatto di tutto per far arrivare gli echi della direzione ben oltre la blindatura.
Ad ascoltare il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il ministro della Giustizia Andrea Orlando è quello per i Beni Culturali Dario Franceschini.
Quel fuori dalle righe del governatore della Puglia, Michele Emiliano, l’ha pressa comoda ed è arrivato a lavori iniziati.
Il discorso di Renzi e’ stato incentrato tutto sull’autosufficienza.
Quindi e’ parso naturale che non volesse minimamente toccare il tasto delle alleanze.
Per un semplice motivo perché secondo il segretario del Pd alla gente non interessa.
Un punto scivoloso che lascerebbe spazio ad accordi che un tempo si sarebbero detti contro natura.
Per Renzi la necessità e’ quella di “proiettarsi come partito sul futuro” e dunque verso le elezioni politiche nel 2018. Dopo si vedrà.
Franceschini da par suo, inteso il terreno minato, verso il quale il segretario voleva condurre, pur non volendosi mettere di traverso, ha comunque lanciato un avvertimento velato: il segretario non si mette in discussione ma visto il cammino accidentato percorso fino ad adesso è bene essere coscienti che da soli si va in pochi posti.
Da buon democristiano Franceschini ha voluta lasciare traccia che se le cose andranno male, lui potrà dire che l’aveva detto.
“Servono le proposte, serve la forza del leader, serve l’azione di governo, serve l’organizzazione – ha detto – ma servono gli altri, servono le alleanze”. Non ha mancato di ricordare la penosa sconfitta di poche settimane fa: “Alle amministrative non abbiamo vinto. Il Pd ha preso il 13,49%, è un po’ lontana la possibilità di vincere da soli. Servono gli altri”.
Secondo il ministro Dem bisogna ripartire dal centrosinistra e dal campo che ha sostenuto i governi Letta, Renzi e Gentiloni.
Infine una frecciatina: “Me lo ricordo che sei stato eletto da due milioni di persone, ma c’è una comunità di parlamentari, militanti, sindaci, che ti hanno scelto ma per questo non hanno rinunciato al pensiero e alla parola”. Così, tanto per ricordare a Renzi che qualcuno di quei voti viene anche dal fronte dei suoi seguaci.
Qualche brivido a Renzi e’ arrivato anche da Andrea Orlando.
Secondo il più deciso oppositore interno alla segreteria renziana se il Pd vuole impegnarsi alla costruzione del centrosinistra, non può che “lavorare con Pisapia”.
Ascoltate le lezioni di Franceschini ed Orlando, Renzi non si è impressionato più di molto. Sapeva che il gioco delle parti prevedeva qualche frecciata, qualche colpo a salve . Tanto per poter dire dopo che il dibattito interno e’ sempre vivo.
Nel corso della replica, il segretario non ha fatto alcuna apertura, non risparmiando anche passaggi decisamente corrosivi: “Non passerò i prossimi mesi a parlare di coalizioni. Per cambiare il Paese bisogna avere un’agenda chiara”.
Alla fine, la direzione, da buon copione la direzione ha approvato all’unanimità la relazione di Renzi.
Unico segno distintivo, ma forse non da poco e’ stata la non partecipazione al voto delle minoranze, sia la componente del ministro della giustizia Orlando, sia quella che fa capo a Michele Emiliano. Franceschini non ha potuto votare che a favore del suo segretario.
Soddisfatto, Renzi, in serata ha commentato su Facebook: “Buona discussione…”.

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