DI GERARDO D’AMICO
Sulla questione della immigrazione, l’Unione Europea ha ragione, a non voler accogliere questi migranti, a non voler aprire porti e frontiere.
L’Europa sta sbagliando a lasciare tutto il peso sulle sole spalle dell’Italia, dove come ho più volte scritto ci avviamo ad essere governati dalle destre non solo per i molti errori dei governi fin qui avuti, ma soprattutto per la pressione migratoria che viene vissuta come una invasione.
E, purtroppo, assieme alle speranze di questa gente ci rimetteremo anche molti dei pochissimi diritti civili fin qui conquistati ( penso alla legge sulle coppie di fatto e spero quella su cittadinanza a chi è nato in Italia, al fine vita se saranno approvate entro fine della legislatura) .
Ma non si può chiedere a Francia, Spagna o Germania di perpetuare quello che non dovrebbe esistere neppure da noi: l’accoglienza a prescindere di migranti economici.
Chi a questo punto pensi io sia razzista, smetta di leggere e per favore si cancelli dai miei contatti.
Una cosa sono i profughi di guerre: sono protetti dal diritto internazionale, dalle Convenzioni, ed è una vergogna per questa Unione non accoglierli. Altro discorso per gli altri, i migranti economici, che sarebbero l’80% di chi sbarca in Italia e da qui vorrebbe andare altrove.
Bill Gates ha molte ragioni a dire che l’Unione non deve cedere a questo tipo di immigrazione caotica, non controllata, di persone che certo hanno un diritto umanitario ad aspirare a migliori condizioni di vita, ma non a costo di far saltare i sistemi democratici degli Stati Europei: perché è questa la conseguenza di “aprire le frontiere”, a stretto giro andrebbero al potere nazifascisti per reazione al “buonismo” degli attuali governanti.
In nessuna parte del mondo chi non ha particolari protezioni per lo status di rifugiato può arrivare, per mare, aria, per terra e stabilirsi, senza permessi di soggiorno, senza lavoro, senza una casa eccetera: è successo il secolo scorso (anche per milioni di italiani) negli USA, in Australia, in America Latina. Ma erano braccia che servivano, quelle economie in piena espansione li cercavano ( il patto “carbone contro braccia” col Belgio) e purtroppo quei tempi non ci sono più.
La colpa dell’Italia è non aver approntato una organizzazione seria ed efficiente per i rimpatri, un ininterrotto ponte aereo coi Paesi di provenienza che facesse capire a chi stava per mettersi in viaggio che non ne valeva la pena.
Hanno pesato anche criminali interessi poi venuti a galla con le cooperative, rosse e nere, e la burocrazia e l’ignavia che sempre caratterizzano molte azioni o inazioni Made in Italy.
Certo, c’è il problema di quelli senza documenti, e di chi non sia possibile stabilire la provenienza. E poi, le ragionevoli contestazioni delle associazioni umanitarie: anche dove non ci sono guerre magari loro scappano da regimi dittatoriali, da scontri religiosi, dalla fame.
Ma quante centinaia di milioni sono, questi disperati? Quanti pensano possiamo accoglierne? E finiranno mai, i dittatori, la fame, la contrapposizione religiosa?
Non è facile e non è semplice, ma limitarsi ad aprire campi di accoglienza e protestare con l’Europa egoista non risolve il problema.
Agire attraverso le istituzioni internazionali, avviare progetti di lavoro e sviluppo in quei Paesi con governi meno corrotti, stabilire quote di ingressi in Europa: difficile, ma in prospettiva queste le strade da praticare ( secondo me).
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