DI ANNA LISA MINUTILLO
Le lunghe giornate estive, il grande caldo, e il gelo nel cuore di chi si è ritrovato a vivere la vita che forse non aveva sognato ma le è capitata.
Una serie di eventi che non si sono conclusi nel migliore dei modi, amori terminati e figli affidati ai servizi sociali e così che da tre giorni Barbara Rossi vive su una panchina all’interno del parchetto della struttura per anziani che ospita sua madre da molti anni ormai. Barbara è smarrita, non sa dove andare , può contare sulla generosità di chi le porta qualcosa da mangiare, ma deve stare in guardia perché quando lei cerca di riposare durante la notte, usando una felpa come cuscino, altri le rubano quelle poche cose che le sono rimaste , quelle cose che le ricordano chi è e da dove viene, quelle cose che costruiscono un ponte tra la vita precedente e quella che sta attualmente vivendo. La sua è una situazione indubbiamente difficile che non vede al momento molti sbocchi .
Vede il  tempo   trascorrere Barbara che se ne resta li , tutto il giorno seduta su quella panchina che è diventata la sua casa , non sa dove andare e non sa nemmeno come impegnare il tempo in queste lunghe ore di calura estiva.
Fino a pochi giorni fa era ospite presso amici , che l’avevano accolta tre mesi fa ma che si sono visti costretti a chiederle di lasciare la loro abitazione per problemi famigliari che sono sopraggiunti anche per loro e Barbara ha compreso,  ed è andata via , senza una meta, senza una direzione, immersa nei suoi pensieri che si sono fermati quando è giunta al centro anziani Ramazzini che ospita sua madre seguita dai servizi sociali da undici anni e lei è molto contenta di quanto viene fatto per sua madre.
Un parco che circonda la struttura e quella panchina , il silenzio quasi ovattato interrotto solo dai passi di chi va a visitare i suoi cari.
Un parco curato, il verde, una dimensione quasi perfetta , che poco ha a che fare con la sua situazione difficile dalla quale si augura di riuscire ad uscire al più presto. Barbara , una donna con una storia difficile alle spalle, corredata di delusioni e preoccupazioni, una storia che l’ha segnata ma che non ha minimamente scalfito la sua pacatezza e la sua comprensione verso le altre persone poiché sa bene che l’ospitalità non è un dono che può durare in eterno.
Barbara aveva il sogno di costruire una famiglia, come quello che molte donne hanno, ma ha avuto solo relazioni che si sono concluse con l’abbandono da parte dei suoi compagni e con la nascita di figli, ben sette , di cui cinque le sono stati portati via dai servizi sociali.
Barbara che non è più seguita da nessuno oggi , una donna  riconoscente nei riguardi dei  figli che cercano di darle sostegno morale ed a cui lei è molto grata.
I servizi sociali dopo 23 anni le hanno comunicato che avrebbe potuto benissimo farcela da sola e così Barbara si sposa, forse con l’unica persona di cui è realmente innamorata, forse con l’unico uomo che le sta realmente accanto, forse con una persona che sembra riuscire a prendersi cura di lei, ad esserci realmente.
E allora interviene la vita che le porta via suo marito un anno fa , stroncando la sua esistenza con un infarto, questo dolore è stato terribile per Barbara che si ritrova in questa situazione da un anno.
Aiuti concreti sono giunti da parte degli amici, alcuni l’hanno ospitata a periodi fino ad arrivare a trovarsi nella condizione attuale, su quella panchina che ascolta tutti i suoi non detto donandole l’ospitalità che non riceve da altri.
I residenti della zona l’hanno notata , qualcuno si avvicina, le parla, si immedesima nella sua situazione, si smarrisce nei suoi racconti, e si sente in dovere almeno di offrirle qualcosa da mangiare.
Barbara sta a Modena una cittadina che accoglie anche se la vita spesso distoglie da quelle che sono le situazioni in cui troppe persone si vengono a trovare loro malgrado.
Barbara non chiede nulla a nessuno dei passanti, ha la sua dignità ma anche il rispetto per le vite altrui comprendendo che i tempi non sono proprio “allegri” per nessuno.
Barbara è una persona onesta che non va a rubare , che non si appropria delle cose altrui ma che conosce bene il valore della condivisione e dell’ospitalità avendola ricevuta ma anche donata quando la sua esistenza si svolgeva in altro modo.
Barbara non è solo una donna seduta su una panchina ad aspettare, lei ha la sua storia e la speranza che qualcuno torni ad accorgersi di lei, della sua vita, dei suoi sogni interrotti a metà.
A 47 anni bisognerebbe ancora avere il diritto di condurre una vita degna di chiamarsi tale, e ricevere conferme di non essere trasparenti .
Barbara si lascia anche fotografare , candidamente così come lo è la sua anima ma preferisco concludere ed allegare qui solo l’immagine di una panchina vuota, così che se ne incontriamo una quando usciamo magari alla ricerca di un po’ di refrigerio nelle ore serali , pensiamo a Barbara che non riesce nemmeno a riposare  per controllare i suoi pochi averi, pensiamo a chi ha per coperta il cielo e come compagnia il canto dei grilli, pensiamo che siamo in estate e che questa situazione va risolta a breve , prima che le giornate si accorcino e prima che il gelo prenda il posto del caldo estivo.
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