DI MARCO CHINICO’
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“Mater Matuta” o “Matres Matutae”. La Dea o le Dee del Mattino, dell’Aurora. Secondo una vecchia leggenda, il loro compito era assistere e proteggere le nascite di uomini e donne. Moltissimi secoli or sono, il loro tempio era il Foro Boario di Roma, a pochi passi dal Porto Fluviale. Foro che fu distrutto nel 506 a.C., successivamente ricostruito. Un altro Museo con al suo interno le mitologiche Dee, fu quello di Satricum. Da moltissimi anni, ad ospitare le “Matres” è il Museo Provinciale di Capua. Non solo statue; anche la più grande raccolta di epigrafi. Esattamente la seconda della Regione Campania, dopo quella conservata ed esposta dentro il Museo Archeologico di Napoli. Quest’ultimo uno dei più grandi e prestigiosi siti archeologici a livello nazionale. Una sostanziosa raccolta di medaglie, monete e vasi in terracotta completa l’immenso repertorio “Capuano”. Il Museo nacque nel 1869, ma ci vollero ben cinque anni prima di vederlo, per la prima volta, aperto al pubblico. Dopo Napoli con tutto il suo patrimonio culturale, artistico-storico, Pompei con i suoi scavi ed Ercolano, il Museo Archeologico di Capua ha sempre offerto un notevole contributo nel rendere la Campania degna del giusto rispetto sotto l’aspetto turistico.
Oggi, questo Museo Provinciale torna a far parlare di se, ma per una causa a dir poco triste, purtroppo. Come accade molto spesso nel nostro paese, la lunga storia ed i tempi d’oro rischiano di essere, in un solo colpo, spazzati via. Capua rischia di assistere in prima persona alla chiusura di questo suo magnifico “Tempio” e ad un categorico smantellamento di tutta la “ricchezza” archeologica con la conseguente e forzata cessione della stessa ad altri nostri Musei Nazionali. Da diverso tempo, c’è stata una notevole riduzione dell’orario di apertura e di visita del Museo. La mancanza di fondi, alla base di tutto. Le Provincie italiane, con le attuali leggi in vigore, sono state spogliate di tutti i poteri che prima avevano anche in ambito culturale. Senza poteri, nessuna concreta possibilità di prendere soldi e così, come mala tradizione italica vuole, si tolgono “baracche e burattini”. A rischio il posto di lavoro dei dipendenti, costretti a convivere con una drastica riduzione di giorni e orari di servizio.
Se un detto dice, “lottare sempre, arrendersi mai”, da più di un mese, la cittadina campana si sta attivando per salvare un patrimonio che non vuole, per nessun motivo al mondo, perdere. Dallo scorso 02 giugno, è in scena “Adotta una Madre”. Campagna di sensibilizzazione volta alla raccolta di risorse. “Salvare la Casa della “Mater Matuta”. Un obbligo morale al quale diversi cittadini locali non si son voluti sottrarre. Iniziativa che ha visto la partecipazione sia di personaggi della cultura locale, nazionale che dello sport. Il “dramma” del conosciuto complesso museale, è diventato anche una petizione. L’Associazione “Le Piazze del Sapere”, ha inviato due lettere aperte: la prima all’indirizzo di Sottosegretario MIBACT ed esponenti della politica locale, la seconda da sottoporre alla cortese attenzione del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, On. Dario Franceschini, e del Governatore della Campania, Vincenzo De Luca. Un progetto di rilancio del glorioso Museo e di tutte le sue attività. Questo quel che chiedono e non è tutto. Una serie di iniziative pronte ad aprire il sipario in onore delle leggendarie “Matres”; la prima, già svoltasi, è stata un’ampia esposizione di opere firmate da diversi artisti di fama mondiale. Opere presentatesi al pubblico con l’intento di sostenere, ad occhi chiusi, lo storico Museo. Un altro, non meno importante evento, dovrebbe svolgersi all’interno della Biblioteca Diocesana di Caserta; in quest’occasione saranno invitate Istituzioni locali e Nazionali, alle quali tutte le Associazioni che si sono mosse a sostegno di Capua, presenteranno un progetto ben preciso di valorizzazione e rilancio dell’intero sito archeologico. La risposta della politica in merito? Non resta che aspettare!
Come mai, anche in quel di Capua, si è arrivati ad una tale situazione? Il “maledetto” quesito che aleggia lungo il circondario territoriale casertano. Tagli a non finire, degrado o trascuratezza totale, le casse di Musei o siti archeologici in lacrime. Non solo loro! Pensiamo ai prestigiosi teatri non più usati, mal tenuti o non più sostenuti da chi dovrebbe fare dell’arte e dello spettacolo, una vincente risorsa, decisamente utile a far ripartire la macchina economica del Belpaese. Lo stivale rischia di perdere la “sua Mater Matuta”; “umiliazione culturale da scongiurare assolutamente”.
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