DI BARBARA PAVAROTTI
Apriamolo allora questo dibattito sulle fusioni, visto che i nostri sindaci se ne guardano bene. Schiaffano lì i nomi dei comuni da accorpare come fossero pedine sul tavolo da gioco. Come a Monopoli: io “compro” questo, io “acquisto” quest’altro. Io sposo Careggine, io faccio le nozze con Gallicano, io vorrei Vagli perché ha tanti soldi e così ne godiamo un po’ tutti. Io mi prendo Minucciano e il suo bel marmo. Io voglio Barga perché è un centro di potere, io mi accoppio con Molazzana. Tiè. E chi se lo prende Castelnuovo, il capoluogo? Al momento non sembra ci siano grandi richieste. L’offerta è sul piatto, signori, lo sposo attende la sposa all’altare. E la sposa porta la dote, quella regalata da babbo stato e mamma regione.
Fusioni così – frutto di accordi bilaterali o trilaterali o quadruple – sono ridicole. Non è venuto in mente a qualcuno di sedersi intorno a un tavolo, con tutti i sindaci e i presidenti delle Unioni dei comuni, e ragionare seriamente sulla futura geografia della valle? Troppo difficile, vero? Visto che queste fusioni prima o poi saranno necessarie, non sarebbe bene inserirle in un piano organico di ristrutturazione del territorio? Cosa è questa storia che due o tre vanno a nozze senza informare preventivamente i cittadini? Cosa sono queste frettolose telefonate fra sindaci? “Ti va bene se mi accoppio con te?”. Solo per obbedire agli ordini di Remaschi e del Pd? Col rischio che pesce grande mangi pesce piccolo? Un tempo c’era la scuoletta in ogni paesino, persino a Cerretoli, nei locali dove da anni c’è un noto ristorante. Ora per la scuola primaria bisogna scendere a valle.
E’ anche così che i paesini perdono vita, si spopolano e la gente fugge: perché in questi paesetti non esiste più alcun servizio. Prima c’erano, ci si impegnava e si faticava per tenerli in vita. E si dava lavoro. Ora la montagna è diventata troppo faticosa. Taglia che ti ritaglia, il vestito è diventato da buttare. Sopra gli 800 metri non ci vuole più stare nessuno perché non c’è nulla. Coreglia la bella, per esempio, è un paese moribondo, la vita va altrove. E’ frutto di una strategia precisa questo spopolamento: abbandonare a se stesse le zone “scomode”, fuori dai grandi flussi. Improduttive. Il liberismo spinto vuole che si produca e si consumi tutti in modo adeguato. Chi zoppica, rimane indietro. Nessun aiuto alle botteghe locali, solo tanti permessi per la grande distribuzione, rigorosamente in zone di maggior scorrimento. Lo impone il mercato. E poi la regione salta fuori dicendo che le montagne si possono ripopolare coi migranti. Roba da pazzi. Anche i migranti hanno bisogno di servizi, e come vivono lassù isolati? Sono in grado di ricostruire un tessuto sociale come hanno fatto gli antenati? Forse, ma sarà inevitabilmente diverso da quello dei paesi così come li abbiamo conosciuti.
Ecco, benvenute le fusioni, ma non viene in mente a nessuno che prima di ogni accordo tocca fare un referendum che riguardi tutti gli abitanti? I 30.000 di Garfagnana e i 20.000 di Mediavalle. E prima di questo referendum, un piano organico: cosa ti tolgo, cosa ti do. Certo, tocca lavorare e soprattutto pensare. Se i sindaci fossero meno impegnati a organizzare feste ed eventi (che tanto a questi ci pensano le miriadi di associazioni) potrebbero trovare il tempo di riunirsi e ragionare.
Ora si parla per il parto a tre teste (San Romano, Pieve Fosciana e Fosciandora) di conservare in ogni paese un municipio. Le circoscrizioni, come in città. Che vuol dire esattamente, ce lo hanno spiegato? No. Quali deleghe avrà questo presidio? Potrà rilasciare carte di identità, permessi vari o si limiterà a raccogliere le richieste da inoltrare al super comune? Sarà fusione o confusione? Gli amministratori devono spiegare, dati alla mano e non generici, perché ci saranno meno tasse e servizi migliori. E deve essere d’accordo la maggioranza dei cittadini. Altrimenti si tratta di annessioni territoriali, come ai tempi delle lotte di conquista per l’allargamento dei confini. Non di una decisione democratica e frutto di una reale consapevolezza riguardo ciò a cui si va incontro.
Perché il rischio – lo abbiamo visto nella sanità – è che si investa sempre meno nei territori periferici che rischiano così di essere sempre più abbandonati. Poche chiacchiere, è così. L’ospedale attrezzato è sempre più lontano, il lavoro nei paesini è un miraggio, per lavorare si deve andare altrove. Si decentra, si allontana tutto e per chi insiste a presidiare le montagne sono cavoli amari. E’ un vantaggio? No, si torna indietro. Ma se ce lo spiegano bene, forse capiamo.
Ah, dicono che il super comune sarà in grado di interloquire meglio coi genitori stato e regione che altrimenti devono dar retta a troppi figli. E le Unioni dei comuni finora che hanno fatto allora, a cosa sono servite? Di enti inutili in Italia ne abbiamo fin troppi. Quindi, anche qui, attenzione: è bene che i cittadini riflettano. Si vogliono fondere e poi mantenere pure l’Unione? Affidare all’Unione ulteriori competenze? Anche questa scelta fa parte del piano organico che gli amministratori devono elaborare e sottoporre alla popolazione.
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