DI GIORGIO DELL’ARTI

I morti di Torre Annunziata – 40 mila abitanti, provincia di Napoli – potrebbero essere otto. Ieri, poco dopo le sei e mezza di sera, sono stati estratti, e subito avvolti in sacchi neri, i corpi dell’architetto Giacomo Cuccurullo, di sua moglie Adelaide (Eddy) Laiola e del loro figlio Marco di 25 anni. Giacomo Cuccurullo lavorava all’ufficio tecnico del Comune di Torre Annunziata e avrebbe dovuto sapere, secondo sussurri a mezza bocca dalla folla che s’è accalcata per assistere alle operazioni di soccorso, se qualcosa nella struttura dell’edificio di via Rampa Nunziante 15 non era a posto. Il fratello dell’architetto Cuccurullo ha reso una dichiarazione disperata e tipica di circostanze come questa: «Io sono cattolico, ma da questo momento non credo più a niente. Non è giusto quello che è accaduto. Mio fratello non lo meritava nel suo destino. Non dava fastidio a nessuno. Non andrò più a messa. Non è giusto. Non è giusto». Il fratello di uno dei dispersi, di nome Pasquale Guida, vedendo trasportare i sacchi neri delle prime salme, ha perso i sensi.
• Si sanno i nomi dei dispersi?
I dispersi, al momento, sono: Pasquale Guida, la moglie Anna e i due figli Francesca di 11 anni e Salvatore di 8; la sarta Pina Aprea, di 65 anni, una donna sola che potrebbe essere uscita molto presto da casa per fare una passeggiata, come d’abitudine. E però ieri notte non era ancora rientrata.
• A che ora è avvenuto il crollo?
Alle 6.20 del mattino.
• Descriviamo, se possibile, questo crollo.
C’è qualche testimone. Un vicino di casa: «Era da poco rientrato mio figlio intorno alle 6.20 e a un certo punto abbiamo sentito un rumore come se stesse cadendo una quantità di bottiglie. Ci siamo affacciati e c’era una nuvola di terra. Non si capiva ancora cosa fosse successo. Poi ci sono state le urla degli inquilini della palazzina lì accanto, che è rimasta in piedi. A quel punto abbiamo capito e abbiamo chiamato i soccorsi». C’è stato effettivamente un fuggi fuggi perché il pensiero generale è corso a una scossa di terremoto. Il pescatore Salvatore Iorio, che vive nella palazzina crollata, ha visto il disastro dal mare: «All’inizio s’è levata una colonna di fumo. Solo dopo ho capito che si trattava di polvere». Un’altra vicina, abitante in via Gino Alfani: «Un tonfo, una grande nuvola bianca, le grida di “aiutateci! aiutateci”, che non mi leverò mai dalla testa».
• S’è capito qualcosa sulle cause?
Si tratta di un edificio di quattro piani, più un attico, quello dove abitava la famiglia Cuccurullo. Tufo e cemento, edilizia popolare, un prodotto, si direbbe, degli anni Sessanta. Ci troviamo tra la grande spiaggia di sabbia vulcanica e la ferrovia Napoli-Salerno, che è stato necessario bloccare, attivando un servizio di pullman e facendo soffrire tutto il sistema dei treni diretti verso il sud. Secondo Vincenzo Frappolla, l’amministratore del condominio che fronteggia la palazzina crollata, qualche avvisaglia c’era stata. «La gente di questo e di altri condomini aveva segnalato i lavori e delle preoccupazioni». Lavori erano in corso al primo e al secondo piano, dove era collocato un appartamento vuoto i cui proprietari, appena subentrati, stavano sostituendo il pavimento. Altre testimonianze segnalano un improvviso inclinarsi, per ragioni al momento ignote, del pavimento del quinto piano, che avrebbe provocato lo sbriciolarsi dei due piani sottostanti. L’ex sindaco Giosuè Starita, al governo della città dal 2007 fino a giovedì scorso (sostenuto da una strana alleanza Pd-Udc), è certo che in questi lavori di manutenzione stia la chiave del disastro. «Mi pare probabile che una negligenza tecnica durante questi lavori e la manomissione di una putrella possano avere definitivamente compromesso la statica dell’edificio. Si parla di lavori di manutenzione ordinaria ma poi magari si faceva altro e si è compiuto qualche errore tecnico». La Procura di Torre Annunziata ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Sembra escluso che i tremiti prodotti dai treni della Napoli-Salerno possano aver determinato il crollo. Un comunicato di Rete Ferroviaria Italiana fa sapere che «le deboli vibrazioni dovute al passaggio dei treni vengono assorbite dalla massicciata e dal pietrisco che ne impediscono la propagazione».
• Possiamo inscrivere anche questa tragedie tra quelle dovute, prima di tutto, all’incuria con cui è mantenuto anche il patrimonio privato italiano?
Uno studio dell’Enea quantifica in 200 mila (su circa 12 milioni di edifici privati) le case totalmente abusive e in altre 200 mila le case parzialmente abusive. Mi sembrano numeri preoccupanti, ma a naso bassi. Qualche anno fa una ricognizione aerea lungo le nostre coste scoprì un paio di milioni di villette per le vacanze totalmente ignote (o fintamente ignote) alle autorità locali e al catasto.

 

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