DI GERARDO D’AMICO
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Io non so di chi sia la colpa, cosa o chi ci abbia convinto nella storia che siamo al centro dell’Universo, superiori agli altri animali che abitano questo Pianeta.
Perché nel corso dei millenni ci siamo creati prima i miti, poi le religioni, e quindi i sistemi filosofici e lo abbiamo dipinto sui quadri e lo abbiamo affermato nei componimenti, quanto sia benedetto l’uomo, quanto sia potente l’uomo, quanto sia superiore l’uomo.
Lo abbiamo fatto noi, ci è venuto, ed io non so perché.
Pensavo a questo, con le lacrime agli occhi, guardando le oscene immagini della festa di san Firmino, a Pamplona.
Quelle del Palio di Siena e degli altri spettacoli in cui gli animali vengono terrorizzati per il divertimento urlante degli astanti, da tempo non le guardo: ho un immenso dispiacere per quegli animali, ed ho una grande pena per chi partecipa a quelle rappresentazioni.
Pena perché non sanno o non ricordano che siamo polvere che per un certo numero di anni respira e ci dà vita: poi più niente.
E dovremmo utilizzare questo tempo effimero per amare, aiutare, rispettare: tutto il resto è la corsa dei criceti chiusi in gabbia.
E come criceti questa gente non si rende conto che si sta affannando su una ruota che non porta da nessuna parte, ricomincia e si perpetua, inutilmente. Perché non ha un fine.
Abbiamo l’intelletto, chi ci crede parla di libero arbitrio che sarebbe la concessione di un Dio, ma a prescindere dalla personale cultura e credenza ognuno può rendersi conto almeno per empatia se si stia facendo del male o del bene: qual è il senso di utilizzare altri esseri viventi senza uno scopo pratico, come per fare alcuni lavori, o per nutrirsene?
Ed anche in questo caso, come si può rendere oggetti altri esseri viventi, mancando loro di rispetto, maltrattandoli, procurandogli dolore e angoscia, seppure destinati al macello?
Sono lontani i tempi in cui l’Animale faceva paura perché cacciava l’uomo, e questi rispondeva con tauromachie o la favola di Cappuccetto Rosso. Antropizzando, cementificando, bruciando, avvelenando aria acqua e terra abbiamo causato l’estinzione di centinaia di specie animali, segando il ramo su cui noi stessi siamo seduti.
Come pure non esiste la necessità di andare a caccia per procurarsi il cibo.
Che senso hanno allora i cacciatori, se non il sadico istinto di sparare, assassinare un altro essere vivente per diletto?
E vedere un toro sanguinante in una arena, infilzato dalle spade, o una tigre che salta nell’anello al circo o due cani allevati per combattersi, sterminare rinoceronti perché il corno sarebbe afrodisiaco, uccidere lupi e abbattere orsi perché hanno l’ardire di spingersi nei centri abitati che noi gli abbiamo costruito fin sopra le loro montagne: che senso ha, che esseri umani, quale intelletto, che libero arbitrio stiamo rappresentando?
Al tg si riportano con preoccupazione le condizioni di un americano, che è stato incornato e trascinato vari metri per le strade di Pamplona da uno di quei tori che poi morirà nell’arena, per intrattenere quelli come lui.
Io non riesco a provare compassione, per lui e tutti gli altri: hanno partecipato ad uno spettacolo osceno, spregevole, che anche grazie a loro, alle stanze che affittano ai ristoranti in cui mangiano ai soldi che portano in quella città purtroppo si perpetua.
Semmai esistesse un Dio creatore, che ha fatto noi e pure questi animali, spero non avrà pietà, per come mettendosi al centro dell’Universo l’uomo lo abbia bestemmiato, avvilendo la sua opera.
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