DI GERARDO D’AMICO
Il processo di appello ha stabilito che questa signora, che si faceva selfie sorridenti con una malata appena deceduta nel suo ospedale, non l’ha uccisa lei: in primo grado aveva avuto l’ergastolo ed il forte sospetto che decine di altri morti in quella corsia avessero avuto il suo aiutino.
Non metto in dubbio le nuove conclusioni a cui è pervenuta la magistratura, capovolgendo il verdetto iniziale: questa la verità processuale.
Quella che si vede in questa foto è però la verità fattuale, di una persona squallida che tradisce la sua professione e il senso stesso di umanità, facendosi fotografare a pollici alzati, “missione compiuta”, alle spalle di un cadavere. Spero che i suoi colleghi non le riservino nè solidarietà nè feste di bentornata.
Ps: sull’altra assoluzione di cui parla con enfasi la stampa, Contrada assolto in Cassazione dopo 25 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, non entro nel merito di fatti che non conosco se non di rimando, ma una cosa è non aver commesso quei fatti, altra ( e sembra quello che ha spinto a questa sentenza la Cassazione, vedremo le motivazioni) la applicazione di un reato ( concorso esterno) che all’epoca dei fatti (25 anni fa) non era ben specificato.
Per capirci, i giudici non hanno detto che questo signore sia o meno colpevole: ma solo che non si poteva applicare quella norma, come rilevato dalla Corte di Giustizia europea.
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