DI ANDREA PROVVISIONATO
La notizia è di qualche giorno fa. Il Ku Klux Klan torna a farsi vedere in pubblico. Con le loro tuniche bianche e medievaleggianti, i cappelli a punta e armati (la legge lo consente) hanno manifestato a Charlotte Ville contro la rimozione di una statua rappresentante il Generale sudista Robert Lee. Capo delle camicie grigie durante la guerra di secessione americana, noto schiavista. Al grido di “potere ai bianchi” una cinquantina di razzisti hanno fatto una manifestazione per protestare contro la rimozione della statua equestre dalla piccola cittadina universitaria nello stato della Virginia. Ad attenderli un folto gruppo di manifestanti antirazzisti. Nonostante lo schieramento di numerosi poliziotti in assetto antisommossa i due gruppi sono riusciti a venire a contatto. Gli scontri violenti sono stati sedati solo dopo alcune ore con lancio di lacrimogeni e 25 arresti tra i due schieramenti. Scene che negli USA non si vedevano da anni. Forse dalle marce dei neri per l’emancipazione degli anni ‘60 e ’70, quando scene di questo genere erano all’ordine del giorno. Ma inimmaginabili oggi. Nei democratici Stati Uniti. Dove dopo secoli di apartheid e segregazione, oggi un afroamericano può diventare anche Presidente.
Ma il fenomeno del razzismo non è mai realmente sparito dalla scenario politico e sociale negli USA. Basta dare un’occhiata alle statistiche. Un uomo afroamericano ha il doppio delle possibilità di finire in galera rispetto a un bianco. Ha la metà delle possibilità di ottenere l’accesso alle università private di un bianco e la metà delle possibilità di trovare un lavoro decente rispetto a un uomo bianco della stessa età e con lo stesso livello di istruzione. Le cose si aggravano se prendiamo in esame le donne afroamericane. E i tanti recenti casi di uccisione della polizia ai danni della comunità nera lo hanno dimostrato ampiamente. Prodotto del razzismo endemico che anima la società nord americana.
La storia del gruppo si suddivide in tre fasi principali. Al contrario di quello che immaginiamo il KKK oggi non è un’organizzazione unitaria e monolitica, ma è il termine con cui vengono indicati diversi piccoli gruppi che hanno come unico comun denominatore il razzismo. Contro i neri, i messicani o gli omosessuali, poco importa. La prima volta che il KKK appare sulla scena politica americana è alla fine della guerra di secessione e come finalità aveva quello del sostegno alle vedove e agli orfani di guerra di parte sudista e il contrasto alla legge che prevedeva l’estensione del voto anche agli afroamericani. Dopo che il presidente Ulysses Simpson Grant, nel 1871, promulgò una legge con cui si definiva il KKK come “organizzazione terroristica”, il Klan ebbe un periodo di grande difficoltà e diversi gruppi furono smembrati dalla polizia anche con metodi violenti. Segue un periodo di sostanziale silenzio, in cui il KKK sembrava ormai sparito dalla scena sociale statunitense. Fino al 1882 quando la legge del Presidente Grant fu dichiarata incostituzionale.
All’inizio del secolo scorso, intorno al 1915, William J. Simmons, un fisico nato in Alabama, riprende la simbologia del vecchio gruppo sciolto alla fine dell’ 800 e rifonda l’organizzazione. Pur mantenendo lo spirito fortemente razzista il Klan questa volta non si scaglia tanto contro la comunità afroamericana , quanto contro gruppi di comunisti e socialisti molto attivi nell’America di quegli anni. In particolare negli anni venti e trenta sale alla ribalta delle cronache un sottogruppo del KKK chiamato Black Legion, attivo nel Midwest, ricordato soprattutto per i suoi attacchi violenti contro i militanti di sinistra. Le attività della Black Legion costrinsero il governo federale a una nuova stretta. Ottenendo nel 1952 un nuovo scioglimento dell’organizzazione. Ma fu solo un proforma, perché sfruttando le leggi sulla libertà di culto negli USA il Klan semplicemente cambiò nome trasformandosi nella Chiesa Cristiana Nazionale. Ma il Klan è duro a morire e durante le presidenze Kennedy prima e Johnson dopo, quando il tema raziale tornò a riempire le agende politiche nazionali, con nuove aperture verso la comunità afroamericana grazie al movimento per i diritti civili capeggiato da Martin Luther King e Malcom X, gli uomini vestiti di bianco e con il cappello a punta tornarono a terrorizzare le notti dei neri americani. In particolare negli Stati del sud. Il punto di svolta si ebbe nel 1964 quando un gruppo del Klan in Mississipi linciò 3 attivisti neri del movimento per i diritti civili. I responsabili furono individuati e assicurati alla giustizia. Ma nonostante la forte pressione dell’opinione pubblica i responsabili furono condannati a pene irrisorie e ben presto scarcerati. La vicenda si trascinò addirittura fino al 2005, quando lo sceriffo della cittadina dove avvennero i fatti, Edgar R. Killen, a capo del KKK locale, venne condannato a 60 anni di carcere.
Tra il 1882 e il 1968, 4.743 persone sono state uccise da linciaggi, 3.446 di queste erano afroamericane. In Mississippi, lo stato dove ancora oggi il KKK è particolarmente attivo, sono 539 le vittime tra i neri e 42 i bianchi. In Georgia 492 neri e 39 bianchi. In Texas 352 neri e 141 bianchi. In Louisiana 335 neri e 56 bianchi. In Alabama 299 le vittime di colore, e 48 i bianchi. Cifre da guerra civile. Perché di guerra civile si tratta. Una guerra strisciante come quella combattuta da noi tra fascisti e antifascisti dopo la fine della seconda guerra mondiale e che si protrasse fino agli inizi degli anni 90. Una guerra civile non dichiarata, ma combattuta quotidianamente da migliaia di persone. Ma se da noi con la fine del fenomeno terroristico si è tentata una sorta di pacificazione nazionale, negli USA il razzismo endemico che anima diversi strati della società americana non permette questo processo. E oggi con la presidenza Trump, che vive di reazione alla Presidenza Obama, il fenomeno degli assassini incappucciati è tornato a farsi vivo. Permettendo a migliaia di razzisti di strisciare fuori dalle fogne. Manifestare i loro propositi segregazionisti, oggi più ampi di prima, contro messicani, neri e comunità omosessuali. Tornando ad infiammare le strade delle città americane come accaduto a Charlotte Ville.
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