DI LUCA SOLDI

 

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Aiutarli a casa propria, e’ quello che aspettano da sempre.
E non solo dalla politica europea e meno che mai da quella italiana.
Nessuna di quelle genti vorrebbe rassegnarsi ad abbandonare la terra dov’è nato. Ma spesso l’aiuto si ferma alle parole.
Ci voleva così la lettera di Papa Francesco ad Angela Merkel, indirizzata in occasione del G20 ospitato in terra di Germania, per ricordare una delle maggiori cause di migrazioni dall’Africa deriva da quanto avviene ormai da anni nei territori che gravitano intorno al Lago Ciad.
Questo grande invaso, il settimo lago per estensione del mondo, non ha emissari, e la sua superficie e’ variabile e dipende dalle precipitazioni sugli altopiani circostanti il bacino e dalle temperature nel Sahel; le fluttuazioni di queste variabili determinano cambiamenti drastici nelle dimensioni del lago, che variano da 9 800 km² nella stagione secca ai 25 500 km² al termine della stagione delle piogge.
E’ accaduto però che da metà del secolo scorso la superficie di questa grande riserva idrica del continente africano si è ridotta di ben 10 volte.
Se le cose dovessero andare di questo passo, secondo uno studio della Nasa, il lago dovrebbe prosciugarsi nel giro di poco più di dieci anni.
Le colpe sono da indicare in una assoluta incapacità di coordinamento nella gestione delle acque tra i Paesi del bacino oltre naturalmente ad un aggravamento dei cambiamenti climatici.
Una tragedia, una vera catastrofe ecologica che ha travolto gli abitanti delle rive, principalmente pastori, agricoltori e pescatori. Decine di milioni di persone in una delle aree a più forte crescita demografica al mondo si sono trovate costrette a partorire un ennesimo esodo biblico.
E’ stato così e lo ha ricordato il Papa, di fronte ad eventi di questa portata, di fronte ad eventi ignorati dai potenti del mondo, la reazione di quei popoli e’ stata la fuga.
Miserie ed ingiustizie hanno preso il controllo delle cose e niente di importante è stato fatto per impedirle.
Così l’aumento della popolazione, i repentini cambiamenti climatici, l’insicurezza alimentare e instabilità politica, il disinteresse del mondo occidentale ha trasformato il bacino del lago Ciad nel simbolo di tutte le più grandi sfide che l’umanità deve affrontare.
A tutto ciò vanno ad assommarsi le scorribande, feroci, sanguinarie del terrorismo di Boko Aram che aggiungono là bestialità dell’uomo alla dura forza dei cambiamenti climatici.
C’è comunque da tempo la proposta di una deviazione del fiume Ubangi nel Chari, al fine di aumentare la portata di quest’ultimo, ma le incertezze occidentali e la fragilità locali impediscono ancora interventi che potrebbero essere definitivi.
Ecco che l’appello di Francesco suona come monito alle colpe del passato ed alle indifferenze del presente:
“A questo punto, non posso mancare di rivolgere ai Capi di Stato e di Governo del G20 e a tutta la comunità mondiale un accorato appello per la tragica situazione del Sud Sudan, del bacino del Lago Ciad, del Corno d’Africa e dello Yemen, dove ci sono 30 milioni di persone che non hanno cibo e acqua per sopravvivere. L’impegno per venire urgentemente incontro a queste situazioni e dare un immediato sostegno a quelle popolazioni sarà un segno della serietà e sincerità dell’impegno a medio termine per riformare l’economia mondiale ed una garanzia del suo efficace sviluppo”.
E la storia del Lago Ciad e’ una delle tante che tormenta l’Africa ecco perché ancora una volta di fronte alle ipocrisie dei potenti che fingono di stupirsi, che offrono soluzioni vergognose alle paure che essi stessi alimentano, l’appello di Papa Francesco, nel pieno spirito dell’Enciclica Laudato Sii, offre motivo di vera riflessione e spunto per interventi concreti.
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