DI STEFANO SYLOS LABINI

Renzi ha proposto di “Tornare ai parametri di Maastricht” e cioè 5 anni con il deficit al 2,9 per cento. Subito dopo Bersani ha definito questa proposta una ricetta di destra. Di per se, l’idea di portare il deficit al 3% è giusta sebbene non sia sufficiente, quello che conta è che cosa si fa con queste risorse aggiuntive. Abbassare le tasse ai ricchi non serve a nulla, ridurre il cuneo fiscale alle imprese è una cosa giusta così come il finanziamento di investimenti pubblici di piccola taglia rapidamente realizzabili e facilmente controllabili insieme al sostegno ai redditi delle fasce sociali in difficoltà, passo fondamentale per dare una spinta ai consumi.
Quello che non funziona in una proposta del genere è che l’Europa non l’accetterà mai, infatti, le reazioni sono state del tutto negative perché secondo la Commissione europea il problema è l’eccessivo debito pubblico e la crescita è un fattore difficile da calcolare in anticipo e non può essere alla base di un patto.
Anche da qui nasce l’idea della Moneta Fiscale: è inutile supplicare l’Europa per fare nuovi accordi che non passeranno mai; la strada è quella di emettere titoli fiscali che al momento dell’emissione non determinano un aumento del debito pubblico, permettono di guadagnare due anni di crescita prima di avere un impatto sul bilancio dello Stato e non appena emessi possono funzionare come mezzo di pagamento complementare all’euro.

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