DI ENRICO ROSSI

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Papa Francesco continua ad indicare con coraggio una strada per il futuro dell’umanità.
Una sinistra che vuole ispirarsi al socialismo e porsi la questione del destino dell’uomo deve necessariamente tenere conto del pensiero del papa e dialogare con esso.
Tre temi sembrano a me i più interessanti dell’intervista che oggi riporta La Repubblica.
1 – “Non facciamoci illusioni: i popoli poveri hanno come attrattiva i continenti e i Paesi di antica ricchezza, soprattutto l’Europa che con il colonialismo diventò la più ricca del mondo”.
Aiutare quindi lo sviluppo dei paesi più poveri e incrementare una cooperazione equa e solidale è certo necessario, ma non possiamo pensare che basti e che non ci sia anche un obbligo di accoglienza e integrazione, anche come dovere morale.
L’immigrazione può e deve essere regolata e resa legale sottraendola alla criminalità, ma il dovere di accoglienza non può venire meno perché è costitutivo di una visione umana e solidale verso chi soffre e chi è debole.
Nella civiltà occidentale e in particolare nel bacino del mare Mediterraneo ospitare, rifocillare e accogliere lo straniero e chi viene da lontano è un comportamento che affonda le radici nell’antichità, vissuto più come un modo d’essere ancor prima che un dovere.
Negare questo tratto della nostra cultura da parte della politica, o anche semplicemente metterlo in questione e dubitarne, è un errore da cui dobbiamo guardarci, soprattutto se abbiamo a cuore gli ideali di eguaglianza e libertà.
2 – “Mi preoccupa – dice Francesco- il G20, la possibilità di intese pericolose tra alcune potenze”.
Il G20 è una riunione delle grandi potenze finanziarie ed economiche del mondo. Sono escluse le nazioni più povere, la grande parte del mondo.
A parte ogni considerazione sul fatto che queste stesse grandi potenze, con le loro scelte, sono all’ origine di questo dominio assoluto del mercato e del profitto a livello globale e dei conseguenti disastri sociali e ambientali, colpisce il coraggio con cui il Papa delegittima il G20 in nome dei “”poveri, dei deboli e degli esclusi”.
È evidente che di fronte ad un ritorno delle grandi nazioni e del loro ruolo sullo scenario internazionale gli organismi internazionali più rappresentativi hanno perso forza o vengono apertamente messi sul banco degli accusati, come fa Trump, e non solo lui, con l’ONU.
Ma questo è il punto: la sinistra non può rinunciare ad impegnarsi perché le organizzazioni internazionali delle nazioni tornino ad avere un peso sempre più importante nelll’era della globalizzazione.
Sarà una prospettiva di lungo periodo e difficile da realizzare, ma non c’è altro modo perché gli interessi dei più forti cessino di prevalere sempre e perché si costruisca gradualmente una democrazia mondiale.
3- “L’Europa deve assumere al più presto una struttura federale. O l’Europa diventa una comunità oppure non conterà più nulla nel mondo”.
Anche questa verità, semplice, deve essere assunta fino in fondo dalla sinistra. Nessuna battaglia per i diritti, per i lavoratori, per la parte più debole della società e anche per l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati può svolgersi se non nella dimensione dell”Europa.
Ce lo dice Papa Francesco e lo si può leggere compiutamente anche nel Manifesto di Ventotene.
La novità di Francesco è che, diversamente dal passato, non si mettono in primo piano le radici cristiane dell’Europa come una pregiudiziale.
Non è poco, perché in questo modo il messaggio diventa più universale, parla a credenti e non credenti che sono alla ricerca di ciò che può unire umanesimi diversi, che hanno a cuore il destino dell’uomo.

 

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